Rosanne Hertzberger, pic Wikipedia

 

Guardate questa stupida tr**a come è contenta“, cosi il sito populista GeenStijl ha ‘commentato’ la chiamata al boicottaggio della giornalista del Volkskrant Rosanne Hertzberger. Insieme ai contenuti sessisti e al linciaggio della columnist di NRC Loes Reijmeier sembra che GeenStijl abbia deciso di sfruttare il più possibile l’enorme visibilità garantita al portale dalla polemica anti-sessismo degli ultimi giorni.

La questione, tuttavia, potrebbe proseguire in tribunale: secondo NRC, diverse firmatarie del manifesto contro GeenStijl sarebbero state oggetto di minacce sul web.

Rosanne Hertzberger, uno dei promotori del manifesto, sta considerando di sporgere denuncia contro alcuni utenti di Twitter. Secondo l’avvocato Otto Volgenant di Boekx Avvocati, sentito dal quotidiano di Rotterdam, la minaccia va presa sul serio se non ha intento sarcastico: in questo caso, dice il legale, c’è poco da ridere.

Stesso discorso per il post su Loes Reijmer: la domanda “cosa le fareste”, infatti, potrebbe costare cara, in tribunale, a quelli di GeenStijl. Secondo il legale, infatti, non si tratta di ironia, nè tantomeno può il portale dire “non c’entriamo con i commenti”: la chiamata sarebbe infatti una violazione della privacy della Reijmer” dice l’avvocato dei media Christiaan Alberdingk ad NRC. La sua reputazione e l’onore sarebbero infatti arbitrariamente oggetto di calunnia e ciò illegale”.

In questioni legali sul bullismo digitale, di solito, si va oltre il confine tra libertà di espressione e protezione della privacy: perchè un commento offensivo venga tollerato, deve esserci un interesse sociale rilevante. In questo caso, spiega l’avvocato sentito da NRC, è difficile invocare il diritto di satira.