Gli immigrati di seconda generazione provenienti da Turchia, Marocco, Suriname e le Antille migliorano nei risultati a scuola ma ancora non riescono a fare passi avanti nel mercato del lavoro.

A sostenerlo è un rapporto del think-tank governativo SCP. Addirittura, dice lo stesso rapporto, le performance a scuola sarebbero persino migliori dei giovani con background olandese ma una volta giunti alla porta d’ingresso del mercato del lavoro, qualcosa smette di funzionare: il 15,2% di loro è disoccupato rispetto al 5,6% dei nativi olandesi.

Rispetto ai nativi olandesi, ad esempio, avranno più probabilità di ricevere un contratto temporaneo o flessibile. Al momento, sarebbero i livelli di istruzione più bassi e il tipo di network, meno radicato in ambienti aziendali, oltre alla discriminazione, a giocare un ruolo negativo.

Allo stesso tempo, il numero di immigrati appartenenti a minoranze etniche di seconda generazione, con un lavoro di alto livello è salito al 23%, rispetto al 15% di inizio secolo, dice ancora la ricerca.