L’Australia, o meglio gli australiani, potrebbero finire all’ICC per crimini di guerra se non si procederà con indagini “serie ed effettive” in merito al coinvolgimento militare in Afghanistan.

Lo ha sottolineato il Brereton Report, secondo cui gli australiani potrebbero finire sotto processo all’Aia.

I leader politici e militari finora hanno solo parlato di iniziare indagini, ma non agito. Le prosecuzioni nazionali potrebbero rivelarsi difficili, per cui è stato sottolineato il potenziale intervento dell’ICC.

L’ICC non agisce contro Stati ma solo contro individui. Potrebbero trovarsi sotto processo all’Aia dirigenti militari e politici. Infatti, la Corte Penale internazionale può perseguire i capi militari per crimini commessi sotto la loro autorità. Anche se fisicamente i responsabili fossero altri, ad essere processati potrebbero essere i leader.

La corte attualmente ha in atto delle indagini sui crimini commessi in Afghanistan, ma si sta concentrando sulle responsabilità di governo afghano, talebani e militari statunitensi. L’Australia ha firmato, insieme ad altri Paesi, il documento di sostegno alla corte dopo gli attacchi  di Trump al suo lavoro.

Gli australiani potrebbero essere indagati a loro volta per crimini commessi dopo il 2002. Infatti la Corte può giudicare solo reati commessi dopo l’adesione dello Stato al suo statuto. Nel caso dell’Australia, l’adesione risale appunto al 2002.

Nel rapporto del Brereton si parla di 23 “incidenti” in cui sarebbero morti 39 civili e si menzionano altri due episodi di “trattamento degradante”. Sarebbero coinvolti 25 membri delle forze armate australiane.

Per evitare il coinvolgimento dell’ICC, l’Australia deve accettare di prendersi carico delle indagini sui presunti crimini e deve istituire processi nazionali. Solo in tal modo può evitare un danno globale alla sua reputazione.