The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

Laurence Anyways, tacchi a spillo e libertà

Nel film di Xavier Dolan il tema delicatissimo della transessualità è trattato con tenerezza e profondità

di Natalina Rossi

Il 29 aprile 2019 termina la rassegna cinematografica Film & Filosofie al Filmtheater De Uitkijk

Il film scelto per la chiusura è un capolavoro filosofico ed estetico Laurence Anyways del regista ventinovenne canadese Xavier Dolan. 

Montreal, anni Novanta. Laurence è un professore di letteratura e promettente romanziere, la sua compagna Fred è una donna di potenza creativa ed emotiva. Si amano. In modo olistico e pieno.  Dentro colori sgargianti e gesti smisurati. Straripante, rigurgitante, spudorato. Ci immergiamo dentro questa relazione come se stessimo vivendo il nostro primo amore, vestiti con abiti appariscenti ci mettiamo a ballare la musica indecente in una relazione assoluta e fulminante. 

Laurence, nel giorno del suo 35esimo compleanno, confessa a Fred di voler liberare la sua carne dalla menzogna. Vuole diventare donna. Quel corpo virile e villoso non gli è mai appartenuto. Quegli avambracci mascolini sembrano parti di una massa estranea e nemica. Vuole diventare donna senza smettere di amare la sua, di donna. 

Il tema delicatissimo della transessualità è trattato con tenerezza e profondità. Nonostante l’assenza di misure cinematografiche nell’utilizzo di personaggi spudorati e kitsch (come le anziane signore ingioiellate e sguaiate che accolgono giovani transessuali nella loro dimora lussuosa e paiettata), la trasformazione fisica e psicologica del personaggio è misurata e cauta

Cerco una persona che comprenda la mia lingua e che la parli. Una persona che senza essere una paria, non si interessi solo e semplicemente del valore e dei diritti degli emarginati, ma dei diritti e del valore di coloro che si considerano normali”. Con queste parole, sopra uno schermo nero, prende vita questa storia esuberante e feroce. 

Il vero dramma è l’emarginazione. La solitudine dopo la scelta di essere. Senza sovrastrutture borghesi e impalcature convenzionali. – Mi vuoi ancora bene? – continua a ripetere Laurence alla madre. Donna fredda che ha disimparato ad amare. Eppure, inizia a farlo. Con quell’uomo vestito da donna, con la faccia bianca e il rossetto sulle labbra. Capelli neri corti sulla fronte. E un orecchino al lobo sinistro. – Mi vuoi ancora bene? – e dietro quella parola ancora – si nasconde la paura più intima di tutti gli uomini. L’accettazione assoluta del proprio sé, quando si ha il coraggio di metterlo fuori. 

In un mondo intellettuale e fintamente aperto, il perbenismo uccide la libertà. Laurence perde il posto di lavoro, ingoia sangue e sguardi disgustati. 

E pure Fred non lo abbandona nel suo cammino esistenziale. Una donna che compra una parrucca al suo uomo è il simbolo di un amore incondizionato e libero. E drammatico. Come tutte le cose senza protezioni. 

La struttura rapsodica, gli intellettualismi esasperati, i vezzi estetici, contribuiscono a rendere l’opera un ritratto consapevole e grandioso. Estremo e assolutamente vero nella trattazione dei sentimenti. 


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