di Alessio Ravenna

 

Il 13 Luglio 2016, la tv curda Kurdistan 24 diede notizia che una 21enne originaria di Den Haag, Laura Hansen, venne liberata dalle forze Peshmerga nei pressi di Mosul,  nel cuore dei territori controllati dall’ISIS.

La donna, come racconta nell’intervista, aveva abbandonato la scuola a diciassette anni e si era convertita in seguito all’Islam.  Giunse in Iraq seguendo il marito, un palestinese residente nei Paesi Bassi che conobbe attraverso un sito di incontri per musulmani. Nel racconto Laura si sofferma sulla sua relazione matrimoniale, definendola burrascosa e violenta,  tuttavia la via del divorzio non fu mai intrapresa per il bene dei due figli della coppia.

Nel Settembre del 2015, prosegue il racconto Laura, avrebbe seguito il marito per una “vacanza”, inconsapevole che la reale destinazione del viaggio fosse Raqqa, la capitale del “califfato” in territorio siriano controllato dallo Stato islamico. Qui, la donna visse segregata all’interno di un’abitazione per mesi, “sorvegliata da uomini armati”, prima di essere trasferita a Mosul, nel nord dell’Iraq.

Il 12 luglio 2015, come ha raccontato all’emittente, la donna sarebbe caduta nelle mani  dell’esercito curdo che aveva riconquistato parte dell’area, insieme ai due figli di uno e quattro anni. La donna descrisse successivamente la sua vita nel califfato come “orrenda”.

Il racconto all’emittente curda segue, e Laura racconta come, tramite l’aiuto di due soldati curdi e del consolato Olandese di Erbil (Iraq),  sarebbe poi ripartita alla volta dell’Olanda. 

 I veri problemi per la giovane, però, incominciarono a delinearsi al momento del suo atterraggio a Schipol, dove fu presa in custodia dai marechaussee e i due figli, che viaggiavano con lei, affidati temporaneamente ai servizi sociali. La donna fu successivamente interrogata dall’OM, il pubblico ministero, con l’accusa di sospetta adesione ad organizzazione terroristica, e condotta nel carcere di massima sicurezza di Vught, nella sezione speciale dedicata ai crimini per terrorismo.

Il suo resoconto infatti non aveva convinto i giudici della corte di Rotterdam, che dovettero  considerare tutte le opzioni, compresa la possibilità che la donna fosse stata rimandata in Olanda dall’ISIS per pianificare un attacco terroristico.

Il tribunale di Rotterdam dapprima prolungò di tre mesi la reclusione della giovane e successivamente sentenziò che la detenzione sarebbe durata fino alla fine delle indagini e all’inizio del processo.

Ora la notizia: la pubblica accusa ha certificato l’esito negativo delle indagini e ha permesso a Laura  Hansen di lasciare il penitenziario.

Il caso è molto particolare, in quanto la donna è stata soggetta  a detenzione per un anno, dall’Agosto 2016 fino ad oggi, senza alcun capo di imputazione contestato. Un anno di grande difficoltà per la Hansen, che in diverse occasioni ha manifestato la propria stanchezza psicologica e la volontà di essere trasferita in un’altra ala del penitenziario. Nonostante ciò, gli psichiatri non l’hanno mai considerata un rischio per la sicurezza pubblica, né tanto meno prossima alla fuga.