Stijn Seip e l’atelier nascosto nella via più posh di Amsterdam Nord

di Virginia Zoli

Non so voi, ma io da quando vivo ad Amsterdam ho sempre avuto problemi con i vicini di casa. Che fosse la signora Margaret che mi spiava dal suo balcone con un ingegnoso sistema di specchi, o Olly, il cinquantenne che sentiva le voci, me ne sono capitate veramente di tutti i colori.

Ora vivo su una houseboat, qui al nord, e ho come dirimpettaia una cara signora che odia il mio cane. Spesso capita che si affacci dal suo gigantesco giardino per urlarmi “I don’t like you! Beh, mica posso piacere a tutti, d’altronde.

Un giorno, passeggiando, mi ritrovo davanti al portone di casa sua e scopro che una piccola parte dell’immenso edificio in cui vive è un atelier e che lei è pittrice. E penso “Hai capito la signora, un atelier in Niewundamendijk!” Che, per chi non lo sapesse, è la via più posh di Amsterdam Noord. Spinta dalla curiosità e dalla voglia di rompere il ghiaccio, decido di avvicinarmi per spiare un po’ di quadri.

La signora sta lì all’ingresso con un’amica e appena arrivo mi guarda e dice “Ah, tu, quella del cane bianco”. “Ecco, ti pareva, me la sono cercata”, mi dico. “Sì, proprio io”, rispondo con una mezza smorfia. Contro ogni aspettativa, la signora mi caccia un sorrisone a 32 denti e mi invita ad entrare.

Inizio a guardarmi intorno incuriosita e le chiedo da quanto tempo abiti qui. “Da 35 anni”, risponde. “Mio marito collezionava libri, tutta la casa era piena zeppa di saggi, racconti. Era un grande poeta”, dice mentre indica una pila di libri stesi sul tavolo che ritraggono un uomo robusto con un paio di occhiali scuri: sono le biografie del marito. “Dopo la sua morte ho trasformato parte della casa in atelier, dove espongo i miei quadri”.

Credo sia emozionata, mi sorride e abbassa gli occhi. Cammina davanti alla parete di quadri e mi dice che gran parte dei dipinti sono ispirati alla Niewundamendijk (che è davvero una strada stupenda, di quelle che si trovano nelle fiabe): “Sai, nei miei quadri tutto nasce come figura nella mia mente, e poi a un tratto diventa reale. È un po’ come quando un architetto pianifica una casa. Io nei miei dipinti do vita alle forme e alle figure geometriche”. Non sono sicura di aver capito quello che intende, ma posso riconoscere i tratti degli edifici di quella via, così simili tra loro, le linee storte delle case e i colori caldi che si riflettono sul canale. Le chiedo se ha studiato arte prima. “Non ho fatto una scuola, ma sono stata allieva di Jan Sierhuis”, un pittore olandese molto conosciuto, della corrente espressionista.

Apre uno dei libri scritti per il marito, scarabocchia una dedica sulla prima pagina e mi dice “Questo è per te”. Sono davvero felice di questo regalo, anche se non potrò mai leggerlo perché è in Dutch, vabbè.

Mi chiede da dove vengo e quando le dico che sono italiana, le si illuminano gli occhi. “Sono appena stata alla Biennale! Che meraviglia. Quante belle opere d’arte. Sai, io voglio morire a Venezia“. La guardo un filo preoccupata, e lei continua: “è una città così romantica. Le barche, le luci, i vicoli”. Sto un attimo in silenzio. Venezia mi ha sempre messo ansia, figuriamoci dopo questa conversazione. Le dico che per me Firenze è la città più bella di tutte e lei salta su dicendo “Ah, sì! Io ho il David di Michelangelo in giardino, sai?

Sapevo che il giardino della signora aveva qualcosa di magico. Nostalgica come sono, non potevo chiedere di più: un capolavoro di Michelangelo a due passi da casa, nascosto tra le foglie di un salice piangente. Quando esco dall’atelier, io e Stijn Seip siamo grandi amiche.

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