di Sara Buccino

 

 

L’omicidio del giornalista olandese Peter de Vries  è stato una doccia fredda per tutti, soprattuto per chi credeva che la mafia fosse un fenomeno esclusivamente italiano.  Il carattere trasnazionale della mafia è un dato di fatto e le numerose associazioni antimafia italiane spuntate negli ultimi anni in Europa e nel mondo, stanno cercando di condividere all’estero la (triste) esperienza che abbiamo maturato in Italia per alzare l’allerta e cercare di costruire un argine sociale alla diffusione del fenomeno criminale organizzato. Marcella Militello, è cofondatrice dell’associazione antimafia belga BASTA! – acronimo di Belgian Antimafia: Steps Towards Awareness! che si pone come obiettivo la lotta contro ogni forma di corruzione e di criminalità organizzata a stampo mafioso. Ciò avviene sensibilizzando sulla natura transnazionale delle mafie e sull’esistenza di tali fenomeni in Belgio e in Europa.

Era importante per noi avere un nuovo approccio di lavoro nella lettera dei fenomeni mafiosi e nelle attività all’interno di un territorio diverso da quello italiano, quello belga, e creare un network nella nuova realtà estera”.

BASTA! nasce nel Dicembre 2013, quando Marcella, già attiva nella sua terra natale, la Sicilia, decise di creare, assieme ad altri attivisti, un presidio di Libera nella capitale belga. Col tempo, però, i volontari decisero di dare un taglio più internazionale al progetto, per svincolare le sue attività da un legame troppo stretto ed esclusivo con la discussione sul fenomeno mafioso italiano: “inizialmente agli eventi di BASTA! partecipavano principalmente italiani, già interessati al tema e spesso già inseriti nel circuito di Libera. “Continuavamo a comportarci un po’ come gli expat, che parlano di un problema ritenuto italiano e riscontrano grandi difficoltà nel far capire che la mafia è un problema anche belga afferma Marcella.

Basta è diventata un’organizzazione antimafia indipendente, seppur associata a Libera Internazionale, aperta alla realtà belga e coinvolta attivamente con la popolazione locale sulla sensibilizzazione al fenomeno mafioso.

Verso un nuovo modo di concepire la mafia

La parola mafia è generalmente associata ad un fenomeno culturale”, spiega Marcella. Si dovrebbe invece comprendere che la mafia è innanzitutto un fenomeno criminale, le cui caratteristiche e modalità d’azione differiscono in base all’origine culturale e al contesto sociale, politico economico. E’ proprio l’origine culturale infatti che può determinare il modo di agire sul territorio d’origine e d’arrivo, la scala gerarchica e il rito di affiliazione. Non esiste un unico tipo di mafia con le medesime caratteristiche. La Mocromafia, per esempio, agisce in maniera molto diversa da quelle albanese o turca.”

L’attivismo antimafia in Belgio è membro attivo di CHANCE (Civic Hub Against orgaNized Crime in Europe), una rete antimafia associativa a livello europeo attiva nella lotta al crimine organizzato che condivide i valori sociali dell’antimafia. Tra i suoi progetti c’è Goods Monitoring Europe, che lavora per l’inclusione sociale delle fasce vulnerabili della popolazione, attraverso il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Europa

Poliformismo mafioso e legislazione antimafia in Belgio

“E’ necessario trattarla come una problematica belga, non come un fenomeno di importazione italiana. Prima di tutto, si tratta di criminali di seconda e terza generazione, nati in Belgio. Secondo, l’attività criminale avviene inBelgio, ed è qui che bisogna contrastarlo e garantire giustizia alle vittime. Terzo, si tratta ormai di fenomeni profondamente radicati nel Paese e bisogna parlare di mafie belghe”, dice

E su quali attività si concentra la mafia belga? Sfruttamento del fenomeno migratorio (tratta di esseri umani e minori), sfruttamento della prostituzione e del lavoro clandestino, narcotraffico, racket ed estorsione e criminalità finanziaria e digitale.

In Belgio c’è una legislazione antimafia? “Una vera e propria legislazione antimafia non esiste qui, né in quasi alcun altro paese europeo [all’infuori dell’Italia]. Nel codice penale, i gruppi di stampo mafioso vengono genericamente raggruppati nella categoria di “serious organized crime”. Poiché non si parla direttamente di mafia, manca la visione della rete, la comprensione che l’associato faccia parte di una catena”, spiegano gli attivisti.

Il problema principale, però, oltre alla mancanza di specificità del reato, è che le pene non sono abbastanza aspre, manca il personale investigativo e gli imputati possono negoziare una riduzione della pena con i magistrati.”

In ultima analisi, c’è un enorme divario tra l’attivismo antimafia in Italia e quello estero. In Italia è infatti maturata, nel corso dei decenni, una grande sensibilità in merito al tema delle mafie, anche grazie alle associazioni antimafia, ai giornalisti, magistrati e forze di polizia che si sono messi in prima linea nella lotta alla mentalità mafiosa. Basti pensare che il tema è inserito nei percorsi educativi scolastici. In Belgio, al contrario, la soglia di percezione del problema è molto più bassa. Di conseguenza, le scuole, i magistrati, gli organi di polizia e le redazioni giornalistiche sono più restie ad affrontare la questione e a partecipare a dibattiti e campagne di sensibilizzazione.