The Netherlands, an outsider's view.

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L’associazione a tutela delle sex workers a 31mag: tutti parlano di prostituzione, nessuno con le prostitute

di Tiffany Braden

 

“Vengono da tutte le parti, dall’Europa dell’est, dall’America del sud e ovviamente dai Paesi Bassi. Hanno età diverse, dai 18 anni fino ai 70”. Heleen Driessen si batte da 20 anni per lavoratori e lavoratrici nell’industria del sesso. L’abbiamo incontrata per parlare di P&G292, una ONG fondata dal consiglio comunale che si occupa di assistere circa 3000 sex workers ad Amsterdam ogni anno. Aiuta chi vuole iniziare o smettere di lavorare nell’industria del sesso, fornisce assistenza sociale e psicologica, aiuto legale e test STD in forma anonima.

“Non è solo la sex worker dietro la vetrina, c’è molto di più” spiega Driessen. C’è l’industria pornografia, ci sono i venditori online, è c’è chi lavora tramite webcam, e poi le escort, le star del burlesque, esperti di massaggi tantra e le ballerine di danze esotiche.

Nei Paesi Bassi i sex workers lavorano legalmente e pagano le tasse per i loro servizi – proprio come in un lavoro “normale”. Eppure, anche in un frame legale, condividono le difficoltà che tormentano chi lavora nel settore del sesso dall’inizio dei tempi. “Lo stigma è enorme” dice Driessen.

 

Tutti parlano di sex work. Tranne le sex workers

Specialmente per quanto riguarda i politici che parlano più di sex work che ai sex workers. “Chiunque, si sente in dovere di esprimere la propria opinione su una categoria di lavoratori che è perfettamente capace di parlare da se”. Driessen lamenta che in 20 anni di sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici del sesso, ogni singolo politico abbia avuto un’opinione in merito. “Non stiamo parlando di bambini, ma di persone adulte che sanno prendere decisioni. É così da quando ne ho memoria”.

Mentre denigrare chi lavora nell’industria  è una pratica vecchia quasi come lo stesso mestiere, i lavoratori della famosa e tollerante Amsterdam vivono in una condizione di incertezza. Permessi per la prostituzione obbligatori, registrazioni digitali nella banca dati nazionale, divieti sui tour nel Red Light district, e nuove direttive stanno costringendo sempre di più il settore ai margini. La sindaca di Amsterdam Halsema ha di recente proposto 4 potenziali scenari per il Red Light e nessuno di questi lascerà l’area immutata.

Persino l’Amsterdam Museum sostiene tesi abolizioniste. PROUD – il sindacato olandese di categoria, il centro informativo sulla prostituzione (PIC) e gli stessi lavoratori hanno protestato contro il museo dall’apertura di novembre della prima attrazione turistica – un’esibizione controversa dell’abolizionista Jimini Hignett. La mostra, secondo la critica,  glorifica la stigmatizzazione e l’inaccurata propaganda abolizionista. Un’altra minaccia è il gruppo cristiano Exxpose, che ha presentato lo scorso aprile una petizione alla Camera olandese per criminalizzare le prostituzione.

 

Il lavoro più vecchio del mondo

“Si può pensare quello che si vuole della prostituzione, non ha importanza, è sempre stata lì. Così come la convinzione di nasconderla, proibirla o criminalizzarla. Driessen menziona le sue esperienze con la Svezia – dove la prostituzione è reato, criminalizzata con il cosidetto “modello nordico”: non è che criminalizzando la prostituzione, non ci sono più sex workers” dice a 31mag.

Gli abolizionisti come Exxpose o Hignett -dice ancora Heleen Driessen- comprendano che, come negli altri paesi,  criminalizzare la prostituzione non si traduce in scoraggiare la pratica. Al contrario, spinge solo l’avvitità in clandestinità.

“Se sai che è sempre stata lì e che sempre ci sarà, penso che sia meglio rendere tutto il più sicuro possibile” afferma Driessen. E menziona come la tratta di esseri umani, anche in Svezia, non sia affatto sparita.  Secondo l’attivista, in paesi dove la prostituzione non è legale le sex workers corrono più rischi e c’è meno probabilità che denuncino episodi di violenze per timore di finire nel circuito della giustizia. “E’ questo quello che volete?” Chiede Driessen” Che le persone rimangano in questa zona grigia? Perchè la prostituzione non scomparirà di certo”.

In questo ambito, spiegano da P&G292, grazie a iniziative sindacali come PROUD e Red Light United, i politici stanno iniziando a parlare con lavoratrici del settore di Amsterdam più spesso. “É già un buon inizio”. A dispetto – o forse anche a causa –  dell’interesse dei politici  sulla normativa sul lavoro nell’industria del sesso, Driessen afferma che lo status legale per  il sex work nei Paesi Bassi rende il paese “uno dei luoghi più sicuri al mondo per le prostitute.”