Mohamed Bouyeri, L’assassino di van Gogh ha agito da solo?

di Martina V.

Non ci sono ancora prove che Mohamed Bouyeri, l’olandese di origini marocchine che il 2 Novembre 2004 assassinò in pieno giorno, ad Amsterdam, il controverso regista ed editorialista Theo van Gogh, abbia avuto dei complici. Lo ha comunicato lo scorso weekend il Ministro dell’Interno Plasterk, presentando alla Camera Bassa un rapporto sull’operato dell’intelligence olandese (AIVD) in merito all’omicidio che scosse profondamente il paese.

Il rapporto spiega i servizi segreti ricevettero tra il 2004 e il 2011 una decina di soffiate, riguardo presunti complici, da fonti che si sarebbero poi rivelate di seconda o addirittura terza mano, e comunque inaffidabili. Gli ufficiali del AIVD decisero quindi di non comunicare le informazioni al Pubblico Ministero che lavorava al caso, ritenendole inattendibili.

Al di là di un vizio procedurale – il rapporto dice che i servizi segreti avrebbero dovuto consultarsi con l’Ufficio Nazionale per la Lotta al Terrorismo prima di accantonare le informazioni – il rapporto conferma che Bouyeri preparò ed eseguì il crimine completamente da solo. Una notizia che di fatto indebolisce la già debole teoria sull’esistenza della rete terroristica Hofstad, di cui Bouyeri (meglio noto alle cronache come Mohammed B.) avrebbe fatto parte o sarebbe stato addirittura capo.

Otto membri della presunta rete Hofstad (Hofstadgroep), così chiamata per il nome in codice usato dagli stessi servizi segreti olandesi (Hofstad è termine gergale per Den Haag), furono processati e condannati in prima istanza nel 2006, ma il processo d’appello del 2008 annullò la sentenza, dichiarando in sostanza che non vi erano prove certe dell’esistenza della cellula terroristica.

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