Gli uomini tendono a interrompere le donne mentre parlano molto di più di quanto facciano le donne nei loro confronti. In inglese c’è un termine per esprimere questo concetto: manterrupting, formato a partire dalle parole man (uomo) e interrupt (interrompere). È un fenomeno che è già stato osservato in alcuni studi accademici e può avere luogo in ogni ambito della società, dalla famiglia, al lavoro fino alla politica.

In Olanda, durante il governo Rutte III, alcune ministre e vice ministre hanno notato la tendenza dei colleghi uomini a interromperle o escluderle dalle conversazioni. Spesso era lo stesso primo ministro uscente Rutte, che presiedeva gli incontri, ad avere questo atteggiamento, come riporta NOS, che ha intervistato alcune politiche dell’ex governo, come Mona Keijzer (CDA), Sigrid Kaag e Ingrid van Engelshoven (D66).

Sessismo, atteggiamento inconscio o entrambi?

Secondo le ministre, non si tratta di sessismo, ma di un atteggiamento inconscio, riporta NOS. Le ragioni per cui il manterrupting si verifica sono profonde e legate allo schema patriarcale su cui si regge la nostra società: è un miscuglio di cattive abitudini, inconsapevolezza e sessismo interiorizzato perché “è così che ci è stato insegnato”. Agli uomini è solitamente permesso di finire di parlare, anche se prolissi, mentre le donne hanno più probabilità di essere escluse dalla conversazione o interrotte. Ma non solo: dopo averle interrotte, gli uomini a volte spiegano loro cose che già sanno, con un tono paternalistico e superiore. Anche per questo concetto in inglese è stato coniato un termine: mansplaining, formato dalle parole man (uomo) e explain (spiegare).

Dopo aver notato questa dinamica, le politiche di diversi partiti hanno quindi deciso di sostenersi a vicenda usando una tattica chiamata amplification (amplificazione): se una donna viene interrotta e non riesce a finire il proprio discorso, un’altra collega richiama l’attenzione su di lei o ripete i concetti da lei espressi.

Sulle interruzioni all’interno del Consiglio dei Ministri, la ministra Sigrid Kaag (D66) ha dichiarato: “Ho fatto notare a Rutte che alle donne che fanno parte del governo viene concesso di parlare per meno tempo e vengono interrotte di più”. Il premier, rispondendo, ha dichiarato di non essere a conoscenza del problema, secondo la ministra Ank Bijleveld (CDA).

Le politiche hanno poi ricevuto il sostegno del ministro Ferd Grapperhaus (CDA). “Un discreto numero di donne all’interno del governo ha segnalato il problema, allora ho pensato che dovesse essere all’ordine del giorno”. Questa dinamica non danneggia “il processo decisionale e le relazioni tra le persone”, ha spiegato.

La campagna elettorale e il prossimo governo

Parlando pubblicamente del problema, le politiche hanno voluto attirare l’attenzione su questa disparità perché, dicono, lo schema si verifica in tutti i luoghi della società. “Quando lo vedi accadere la prima volta, pensi: cavolo, anche a questo livello”, ha spiegato Keijzer a NOS.

Anche la campagna elettorale, conclusasi con le elezioni del 17 marzo, ha giocato un ruolo in questa discussione, riporta il giornale. Le politiche che ne hanno parlato e hanno ritenuto Rutte pubblicamente responsabile appartengono tutte a un partito diverso dal VVD. Per la leader del D66 Kaag, inoltre, l’emancipazione delle donne è stato un tema importante della campagna elettorale.

Le ministre Tamara van Ark e Cora van Nieuwenhuizen (VVD), insieme ad altri membri del partito di Rutte, pensano che le colleghe abbiano esagerato. “Io non vivo la disparità che viene descritta”, ha detto Van Nieuwenhuizen, che il mese scorso aveva però riportato al quotidiano NRC di aver notato la stessa dinamica discriminatoria. Van Ark, dal canto suo, ha commentato: “Che sciocchezze, non lo potremmo tollerare.”, riferendosi all’atteggiamento in questione.

In seguito, durante il programma televisivo Jinek, Rutte ha dichiarato di non essersi accorto di questa disparità prima che le ministre glielo facessero notare. “In generale, ora do più tempo alle persone di finire. La stampa se ne accorge perché le riunioni durano un po’ di più”, ha commentato il primo ministro uscente.

Recentemente i media olandesi hanno rivolto più attenzione al ruolo delle donne in politica. Alcune settimane fa, riporta NOS, l’Università di Utrecht ha pubblicato uno studio sul sessismo, che ha dimostrato che le donne in politica sono prese di mira dall’odio online in modo sproporzionato.

Negli ultimi giorni del governo Rutte III, le politiche hanno espresso la speranza di una distribuzione più equa dopo le elezioni. Il governo uscente è formato da nove ministri e sette ministre, tre viceministri e cinque viceministre. Van Nieuwenhuizen ha dichiarato a proposito: “La squadra non è del tutto equilibrata, c’è spazio per migliorare: cinquanta e cinquanta sarebbe un buon risultato“.