The Netherlands, an outsider's view.

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ART

L’artista Cesare Pietroiusti riflette sul concetto di arte attraverso una mostra.

Durante il secolo scorso non è cambiata solo l’opera d’arte, ma il concetto stesso di arte. Gli artisti, infatti, si interrogano spesso su cosa possa essere considerato arte e chi debba decidere se un’opera è artistica o meno. Cesare Pietroiusti è proprio tra coloro che si interrogano su questo tema. Fino al 20 febbraio 2021, presso i locali dell’ex ambasciata americana a L’Aia, sede del gruppo West, saranno presentati i suoi lavori che riflettono sull’arte stessa, nella mostra A variable number of things, oltre a presentazioni e conferenze che mirano a riflettere sull’arte al giorno d’oggi.

Il centro della mostra sono opere considerate ‘brutte’. L’artista propone lavori che potrebbero essere considerate ‘censurabili’ o che non rispettano i canoni convenzionali dell’arte. Inoltre, molti pezzi hanno caratteristiche tali da mettere in dubbio la loro originalità. Ma chi determina se un’opera è originale o bella? Pietroiusti si serve di oggetti che in passato suscitavano un forte imbarazzo ma che oggi sono visti in maniera molto diversa. In questo modo si cerca di riflettere sull’arte concettuale oggi.

Cesare Pietroiusti è nato nel 1955 e attualmente vive e lavora a Roma. Quando era ancora no studente di psichiatria ha fondato l’inizaitiva Jartrakor, dal ’77 al ’85. Oltre alla sua attività principale, l’artista romano tiene seminari e conferenze ed è anche curatore. La sua carriera comprende oltre quaranta mostre personali e oltre centocinquanta collettive. A variable number of things è la sua prima mostra nei Paesi Bassi.

Source: Pixabay