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ART

L’arte di Van Gogh salvata da una donna

La nuova biografia di Hans Luijten mette in luce la figura di Jo Bonger, la cognata che ha aiutato a salvare Van Gogh dall'oscurità e attivista politica.



Lo sapevate che lo status di Vincent Van Gogh come gigante mondiale dell’arte deve un immenso contributo agli sforzi di una donna?

Come ricorda Hans Luijten, ricercatore senior al Van Gogh Museum di Amsterdam, la cognata di Van Gogh, Jo Van Gogh-Bonger, si assicura quasi da sola l’eredità dell’artista, assumendosi la piena responsabilità di promuovere la sua opera alla morte del marito Theo nel 1891.

Bonger, moglie di Theo, fratello di Van Gogh, descrive la sua missione in maniera tale da far vedere e apprezzare il più possibile il lavoro di Vincent.

“Bonger era una forza con cui misurarsi e ora siamo in grado di raccontare la sua vita nei minimi dettagli”, racconta Luijten. La biografia di quest’ultimo, intitolata Tutto per Vincent: The Life of Jo van Gogh-Bonger, è stata presentata al Van Gogh Museum il 18 settembre. Il libro è attualmente disponibile in olandese, con una traduzione in inglese prevista per il prossimo anno.

La donna, nata in una famiglia borghese olandese nell’ottobre del 1862, lavorava come insegnante di inglese quando Theo, innamoratosi a prima vista, le chiede di sposarlo. Theo potrebbe essersi innamorato, ma, come scrive Sarah Bochicchio su Artsy, Bonger non condivideva i sentimenti ardenti del giovane Van Gogh.

Nonostante la sua iniziale esitazione, Bonger accetta di frequentare Theo. Alla fine il fratello del genio olandese riesce a conquistarla e nel 1889, la coppia si sposa ufficialmente. Meno di un anno dopo, Bonger mette al mondo il loro unico figlio, Vincent Willem in onore dell’amato fratello maggiore di Theo.

Van Gogh aveva problemi di salute mentale durante i mesi del matrimonio del fratello. Nel dicembre 1888, l’artista si taglia l’orecchio in un momento di frenesia e, poco dopo la cerimonia stessa, tenta il suicidio. Sebbene Theo ritenesse che la condizione di Van Gogh stesse migliorando, le sue speranze sono presto vanificate: il 27 luglio il pittore si spara con una pistola. Muore due giorni dopo con Theo al capezzale.

Dopo la morte del fratello, Theo, con il cuore spezzato, ha fatto della promozione dell’opera di Van Gogh la missione della sua vita. Purtroppo, non ha avuto molto tempo per portare a termine questo compito. Appena sei mesi dalla morte di Van Gogh, Theo lo segue nella tomba, vittima della sifilide a soli 33 anni. Bonger, allora 28enne, si occupa sia del figlio appena nato che della missione appena iniziata dal marito.

Come sottolinea ancora Bochicchio, Bonger si è rifiutata di vendere il portfolio delle opere del cognato e pensare alla propria vita. Dopo essersi trasferita a Bussum, una piccola città olandese con una comunità artistica sorprendentemente vivace, inizia a organizzare mostre delle opere del cognato. Nel 1900 Bonger ha organizzato circa 20 mostre di successo in tutta l’Olanda; successivamente, ha rivolto la sua attenzione al mondo dell’arte in generale, collaborando con gallerie, artisti e musei per divulgare le creazioni di Van Gogh; un’importante mostra era stata allestita anche presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam con quasi 500 dipinti e disegni, vendendo circa 250 quadri di Van Gogh originali.

Oltre agli sforzi per promuovere l’eredità di Van Gogh, Bonger si impegna nella sfera politica. Durante una visita a New York nel 1917, partecipa a un incontro guidato dal leader comunista Leon Trotsky e nel 1905 fonda il Club di Propaganda delle donne socialdemocratiche di Amsterdam. Il suo necrologia, pubblicato sul De Proletarische Vrouw nel settembre 1925, ricorda: “Si scusava sempre per non essere più attiva nel movimento socialista. Diceva che educare adeguatamente suo figlio era anche una buona azione per la società. Questo è stato il suo lavoro principale”.

Vincent Willem, il nipote omonimo del più celebre dei Van Gogh, ha continuato il lavoro della madre nei decenni successivi alla sua scomparsa. Il Van Gogh Museum, fondato dal giovane Vincent per garantire che l’arte di suo zio rimanesse accessibile al pubblico a tempo indeterminato, è stato inaugurato il 3 giugno 1973.






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