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Nel suo studio di Amsterdam, Lisa Wiersma sta lavorando a un quadro con velieri, tanta gente e una città con torri fortificate sullo sfondo. Nel cielo le nuvole sono già state dipinte di bianco brillante.

Come scrive Harmen van Dijk sulle pagine di Trouw, Accanto al cavalletto c’è una fotografia a grandezza naturale di un quadro abbastanza noto: un paesaggio marino del XVII secolo di Lieve Pietersz Verschuier. Quella di Wiersma è una copia esatta dell’opera. O meglio: una sua ricostruzione. Una commissione da parte di committente che vuole disperatamente un quadro come questo a casa sua, ma non riesce a procurarsi quello vero appeso al Rijksmuseum.

 

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Chiunque abbia seguito il programma televisivo The Secret of the Master nelle ultime settimane saprà che Wiersma è in grado di ricreare una tela storica in modo tale che è quasi impossibile distinguerla dall’originale. 

Anche Taco Dibbits, il direttore del Rijksmuseum, ha esitato per un momento quando ha dovuto scegliere tra la lattaia di Vermeer e la versione di Wiersma. Eppure l’Olanda vanta una storia “falsaria” mica da niente. 

Ma Wiersma non è solo un’abilissima ricopiatrice di opere altrui. Un disegno colorato con due cicogne nel suo studio lo testimonia.

Le tecniche di pittura del XVII secolo

L’emulazione dei grandi capolavori nasce dall’ammirazione e dal desiderio di comprendere le tecniche dei grandi maestri del passato.

Wiersma sta lavorando all’Università di Utrecht su una tesi sulle tecniche di pittura del XVII secolo, in particolare sul modo in cui si rende figurativamente un tessuto. I pittori del XVII secolo erano maestri di questa tecnica, e fortunatamente hanno documentato le loro conoscenze.

la ricercatrice studia i libri in cui spiegano il loro funzionamento. E non ci sono solo consigli su come rendere credibile un merluzzo o più brillante un calice. In quei testi ci sono ricette per una paletta che restituisca un fresco cielo mattutino o per una calda serata estiva. Ma queste rimarrebbero solo parole se Wiersma non le mettesse in pratica ogni giorno.

Il XVII secolo è il suo preferito. I pittori di allora non lavoravano direttamente sulla tela bianca, com’è comune oggi; stendevano un colore ocra o addirittura marrone scuro. E questo determinava l’intera atmosfera del quadro.

La pittrice ricercatrice si definirebbe un’autodidatta: pur se è stata a scuola da pittori rinomati, ha smesso dopo sei mesi. “Lavoro in modo realistico. Quando ho frequentato la scuola d’arte nel 2004 non era così. Oggi lentamente l’apprezzamento per il lavoro realistico sta tornando. Il museo More a Gorssel è completamente dedicato ad esso.

 

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Dal basso verso l’alto

“Uno sfondo bianco è troppo luminoso” dice Wiersma. “Bisogna cominciare dal basso. Il marrone della tela e lo strato di pittura morta brillano nell’immagine finale creando profondità. Se si vuole ricreare l’effetto del 17° secolo, bisogna farlo come lo facevano allora”.

Per far sì che una copia non sembri “nuova di zecca”, a volte la sporca con un po’ d’ombreggiatura. Ma creare deliberatamente l’effetto craquelé, come si fa in Het geheim van de meester, è troppo per lei.

Per Het geheim van de meester, Wiersma ha dipinto otto capolavori, dalla “Lattaia” di Vermeer alla minuziosa “Torre di Babele” di Bruegel.

Quando le riprese sono finite, dopo un anno, ha smesso di ricostruire per un po’. “Volevo fare di nuovo qualcosa per me stessa: ero totalmente nel flusso della pittura e ho subito impostato cinque dipinti con strato di pittura morta”. Recentemente ha sperimentato anche i paesaggi.

Raccomanda ad ogni pittore di realizzare una ricostruzione almeno una volta. “In passato, era normale che gli apprendisti pittori iniziassero copiando le opere del loro maestro. Ha sempre funzionato così, fino a quando le moderne scuole d’arte hanno guadagnato terreno. Ecco perché cerco di difenderlo. Si imparano diverse tecniche tra cui scegliere e la tua libertà come artista cresce se sai coscientemente cosa stai facendo e cosa non stai facendo”.