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CULTURE

L’Amsterdam Museum rimuove la definizione “età dell’oro” perché troppo coloniale. Polemiche dalla destra: ridicoli

Il termine nasconde il negativo del periodo coloniale, come lavoro forzato, povertà, guerra e tratta degli schiavi



L’Amsterdam Museum, uno spazio della capitale che racconta la storia della città nelle sue mostre, ha deciso di abbandonare l’etichetta Gouden Eeuw (età dell’oro) perché il termine non è abbastanza rappresentativo della vita del XVII secolo, come scrive il museo sul suo sito web.

Secondo i responsabili del museo, “età dell’oro” che indica l’ascesa della potenza economica e militare nei Paesi Bassi, è stata a lungo usata come abbreviazione di orgoglio nazionale associato ad aspetti positivi come pace, prosperità e sviluppo. “Ma il termine nasconde il negativo del periodo coloniale, come lavoro forzato, povertà, guerra e tratta degli schiavi. È la storia raccontata dal punto di vista dei potenti”, ha detto il curatore Tom van der Molen.

Inoltre molte storie non sono state ancora raccontate: “il dialogo ha bisogno di spazio e la definizione età dell’oro sta limitando quello spazio”, ha detto. D’ora in poi tutto ciò che ha a che fare con l’età dell’oro sarà etichettato come “XVII secolo”, inclusa la mostra permanente del museo di ritratti che d’ora in poi saranno descritti come “ritratti di gruppo dal XVII secolo”.

Le reazioni alla decisione del museo sono state finora in gran parte negative, con il parlamentare VVD Zohair El Yassimi che afferma che il museo “ha perso completamente la bussola. Prima abbiamo dovuto cambiare i cartelli stradali, poi le statue e ora l’intera età dell’oro a dover essere cancellata? È un po’ vigliacco voler riscrivere la storia”, ha detto al Telegraaf.

Il deputato del CDA Michel Rog ha affermato che il cambio di nome è “un’idea politically correct per l’élite di Amsterdam e troppo ridicola anche solo per essere commentata. Cancellare il passato non ha senso”, ha affermato.

“Anche l’età dell’oro ha avuto i suoi aspetti negativi e non c’è niente di sbagliato in questo. E non c’è niente di sbagliato in un po’ di orgoglio nazionale”. Il Rijksmuseum di Amsterdam ha ribadito invece che continuerà a usare la definizione poiché “si riferisce a un periodo nella storia di grande prosperità”, ha puntualizzato il direttore Taco Dibbets all’emittente NOS.






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