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Frederiksplein è una gigantesca piazza pochi fuori dalla cintura di canali di Amsterdam. Un luogo dove si passa più volte al giorno. Pochi prestano attenzione al suo lato meridionale, dove quando piove si va a tirar di sacco o ci si vede per una birra al coperto. Complice uno dei semafori ciclabili più estenuanti in città, non è strano che l’occhio cada sui palazzi circostanti.

A spasso per Frederiksplein

Al piano terra dell’edifico all’angolo tra Frederiksplein e Weteringschans da qualche anno è stata inaugurata la sede olandese di The School of Life – un centro che, a quanto promette, svela segreti esistenziali dietro pagamento di un cospicuo obolo.

La porzione inferiore dell’edificio è stata progettata dall’architetto Anton Hamaker nel 1927 ma non l’intero palazzo. Guardando in alto sulla cornice del sottotetto, si legge in uno pseudo latino: Negotia in otio gerimus bene (“gestiamo bene gli affari nell’ozio/gli affari rilassati sono i migliori”). Un motto poco, o forse al contrario, troppo olandese.

Al civico 34, in un edificio gemello di proprietà della Nederlandsche Bouw Maatschappij, a partire dalla seconda guerra mondiale si sono avvicendate aste di pellicce, lo showroom di una ditta di carta da parati e uno sportello della Rabobank. Ai registri cittadini sembra non sfuggire nulla. In base ai documenti anagrafici del tempo sappiamo che nello stabile abitavano i coniugi van Rozenburg già dalla fine dell’ottocento. Prima della sua morte nel 1879, il signor Jacob Rutgers è stato commissario del Paleis voor Volksvlijt – il Palazzo dell’operosità popolare – la cui costruzione aspettava con ansia.

Ma cos’è un Palazzo dell’operosità popolare? Dal nome sembrerebbe riecheggiare la sobrietà di un monumento sovietico o il Palazzo della Repubblica a Berlino Est. E invece no.

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Het Paleis voor Volksvlijt

Sul lato sud della piazza, al posto dell’edificio dell’odierna banca nazionale, il Paleis voor Volksvlijt, capolavoro del geniale urbanista e filantropo Samuel Sarphati e dell’architetto Cornelis Outshoorn, fu progettato e costruito a metà ‘800.

Sarphati aveva ammirato il Crystal Palace all’Esposizione Universale di Londra nel 1851 e voleva erigere un edificio simile ad Amsterdam. Tornato in città, l’urbanista fondò un’ambiziosa associazione e chiese al comune il permesso per la costruzione del nuovo palazzo. Il progetto urbanistico prevedeva inoltre la costruzione di un nuovo quartiere su entrambi i lati dell’Amstel. È così che nasce quello che oggi è conosciuto come De Pijp. Nel 1856 venne bandita una gara per il miglior allestimento ma nessuno la vinse.

La costruzione vera e propria iniziò nel 1858 alla presenza del re Guglielmo III. Il Palazzo fu completato nel 1864.

L’edificio, largo 126 metri, era costruito principalmente in ghisa e vetro, per un’altezza massima di 64 metri. La grande sala centrale misurava 112 per 31 metri. Quattro erano le stanze laterali su entrambi i lati. Sul retro il Palazzo era separato dal Singelgracht tramite un giardino. Il palazzo era coronato da una statua di zinco dorato con una Vittoria alata che simboleggiava tutto ciò che l’imponete edificio doveva rappresentare. Nella mano sinistra impugnava una corona di alloro per ricordare l’arte e l’industriosità del popolo olandese. Nella mano destra recava invece la fiaccola dell’Illuminismo.

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Dai concerti al disastro finale

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Ben presto, oltre alle mostre, furono organizzati anche concerti. Nel 1883, intorno al giardino fu costruita una galleria commerciale, progettata da Dolf van Gendt, per coprire le spese di gestione del Palazzo. A partire dal 1865, il Palazzo ospitò concerti settimanali della propria orchestra diretta da Johannes Meinardus Coenenen. Il famoso costruttore francese di organi, Aristide Cavaillé-Coll, mise in funzione un grande organo da concerto nel 1875. Per la cronaca lo strumento fu suonato da Alexandre Guilmant il 26 ottobre 1875.

La notte tra il 18 e il 19 aprile 1929, accadde qualcosa di drammatico: il Palazzo infatti andò a fuoco. L’incendio fu probabilmente causato da un corto circuito. La costruzione in ghisa non poteva resistere al calore scaturito, così l’edificio implose completamente. Solo la galleria rimase intatta ma fu demolita nel 1960 per far posto all’attuale Nederlandsche Bank.