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Ladino, il Marocco e la comunità ebraica del XV sec: Nani Vazana al Bimhuis di Amsterdam

Francesca Patella, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

‘Nani’ Noam Vazana è una tra le poche cantautrici e cantautori al mondo che scrive e compone nuove canzoni in ladino: questa lingua vicina allo spagnolo, era parlata dalla popolazione ebraica della Spagna nel XV secolo e non va confusa con il ladino del nord Italia, lingua regionale di minoranza etnica.

Oggi, sarebbero non meno di 60.000 i parlanti di questo idioma: “Nani cattura lo spirito dell’antica cultura matriarcale e lo spinge nel nostro secolo con testi sulla migrazione, il genere e l’emancipazione delle donne”, dice il Bimhuis che  Il suo nuovo album Ke Haber suona crudo e magico, con fiati, chitarre flamenco e percussioni arabe”, si legge nel comunicato stampa.

Noam Vazana è nata in Israele e si è trasferita nei Paesi Bassi quattordici anni fa, dove si è stabilita ad Amsterdam: “La sua musica non suona riflette i tempi in cui viviamo e sa come rendere nuovamente attuale una cultura quasi scomparsa”, mescolando contemporaneo e tradizionale.

Antichi testi sul cambiamento di genere, l’infedeltà e persino la poesia omoerotica scritta dai rabbini nel Medioevo accanto a propri testi sulle donne; sullo sfondo matrimoni combinati, magia e fate, per esempio. Da un lato si scontrano, ma dall’altro si completano meravigliosamente a vicenda.

 

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