di Martina Bertola

 

 

Amsterdam by night è bella e suggestiva: la scena musicale generosa e mentre il turn-over di club ha fatto aprire battenti negli ultimi anni a diverse nuove esperienze -tra le quali il Doka e il De School- in molti lamentano un’offerta troppo commerciale e una lenta ma inesorabile standardizzazione del micro-cosmo notturno. D’altronde la “dance music industry” è a tutti gli effetti una delle voci più importanti dell’indotto olandese e se da un lato questo orientamento ha reso i Dj dei veri e propri “professionisti della consolle”, dall’altro ha stritolato la vena di ingenuità e improvvisazione che tanto ha fatto amare questa attività.

C’è poi una questione di “genere”, che non riguarda strettamente Amsterdam, da non sottovalutare: le donne in consolle sono poche, anzi pochissime. E non parliamo di Paris Hilton o della star di turno che indossa “Bling” e fa partire un Cd premixato ma di vere professioniste, ragazze e donne che da anni dedicano tempo e impegno a scoprire nuovi sound, migliorare la tecnica e costruirsi un’identità.

Tre esperte, tre deejay affermate, che hanno fatto di Amsterdam la loro casa hanno passato del tempo con noi, raccontandoci le loro storie. Adi Lev, Wanna Be A Star e Monika Oud sono tre sono veterane dei vinili, con un’esperienza ventennale alle spalle, accomunate dal loro essere donne in un mondo di male deejays.

Donne in consolle: nulla da dimostrare

Adi Lev, di origini israeliane, suona soprattutto drum&bass, genere che, come ci racconta, le ha dato la possibilità di crescere e sperimentare. “Quando avevo 17 anni mi trasferii  a Londra; dovevo restare una settimana, ma alla fine sono diventati cinque mesi. Mi ero innamorata di quel genere di musica e quando sono tornata mio padre mi ha regalato una consolle”.

Imparare l’arte del mixing e cueing era comunque pionieristico, racconta a 31mag Adi Lev: ai tempi, una donna deejay non era ben vista in Israele. Beats and Breaks londinesi le hanno portato fortuna: all’età di 19 anni ha iniziato ufficialmente a suonare e a 22anni era già un nome in Israele. Poco dopo il trasferimento ad Amsterdam dove vive da oltre 20 anni. “Se sei donna pochi si aspettano che in consolle ti possa rivelare in gamba e di talento”, dice “Ma quando fai una buona performance rimangono sbalorditi e ciò ha molto a che vedere con la diversa percezione che uomo e donna hanno della musica: noi siamo più connesse a quello che è l’ambito emotivo della musica che facciamo.” ragione Adi.

Wanna Be A Star suona  techno e house, ma le piace spaziare nei generi, con un altro pseudonimo, per esempio, si occupa di rock e metal. Anche lei ha cominciato presto, a 22 anni, e da clubber con trascorsi da ballerina, ha deciso di passare dall’altra parte della consolle. Come la dj israeliana anche Wanna be a star ha dovuto dimostrare più di quanto sarebbe stato richiesto ad un uomo: “Quando ero più giovane molta gente comprava il biglietto per i miei live solo perchè vedevano la mia foto stampata in copertina: a fine concerto venivano a dirmi “abbiamo comprato il biglietto senza avere idea di chi fossi, ma adesso sappiamo che puoi anche suonare”, è come quando dicono che le donne non sono in grado di guidare, lo stesso vale per la musica.”

Monica Oud ha mosso i primi passi  sperimentando la consolle alle feste scolastiche: “Poi mi sono fatta via via le ossa e ho iniziato a suonare a piccole feste, poi a feste negli squat fino a organizzare io stessa dei party.” racconta. Anche lei conferma le opinioni delle colleghe: fare carriera in questo ambito, però non è semplice. È difficile essere presi sul serio: “E’ anche per colpa di altre donne che usano il loro essere sexy o “bamboline”, prima ancora di essere musiciste, e questo è un male per la nostra immagine perché si dà spazio all’immagine, più che alla qualità. Per quanto mi riguarda la cosa importante è la musica, non ciò che hai tra le gambe.” dice diretta.

L’Amsterdam di una volta non c’è più

Gran parte della loro carriera è stata costruita proprio ad Amsterdam, città in cui vivono e dove ancora si esibiscono. Ma la scena degli anni ’90 era ben diversa da quella di oggi: “Esco a malapena ad Amsterdam”, dice Wanna be a star “Credo che la città stia perdendo a poco a poco le sue qualità per quanto riguarda i club: mi manca il provare cose nuove, come quando si promuovevano deejay sconosciuti e si facevano suonare sorprendendo il pubblico.” dice con un tocco di maliconia.

Per Adi, la scena di Amsterdam è di qualità buona ma allo stesso tempo molto, troppo organizzata: “gli orari di chiusura sono prestabiliti, alle 5 i club accendono le luci; se vai in Italia, Israele o New York non chiudono finchè le persone non se ne vanno. Ci sono i più bei party e le più belle feste ma è tutto così organizzato che le vibrazioni e le sorprese tipiche dei party si perdono per strada.

 

Per Monica, Amsterdam è “piccola”: ” Questo non è il posto dove posso esprimere al massimo la mia musica e la mia arte. Mi divertivo molto di più negli anni ’90. La scena musicale era più underground e indipendente. Ora è tutto commerciale e i club sono interessati soprattutto a fare soldi”. In questo senso anche la carriera di Adi Lev, che 20 anni fa suonava prettamente nei centri sociali, è cambiata negli ultimi anni: ” Oggi gli squat non esistono più e per quanto la scena sia viva rimane troppo rigidamente controllata”.

Le tre dj non sono nostalgiche ma condividono la difficoltà di trovare un loro spazio in una città molto diversa da quella che ricordavano agli albori delle loro carriere:  “Se esco di casa per andare ad un party vorrei essere sorpresa dai deejay, sentire nuovi suoni, nuove vibrazioni, nuove tracce e divertirmi. Ma per la maggior parte del tempo sento suonano la stessa musica di 15 anni: sembra che i deejay facciano semplicemente copia e incolla. Si è persa la scintilla di una volta”