The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

La vittoria rivoluzionaria di Parasite ancora in programmazione al Rialto di Amsterdam



Source Pic@ Kinocine PARKJEAHWAN4wiki License: CC

Parasite, il film del sudcoreano Bon Joon – ho, è il primo film straniero a vincere l’Oscar come miglior film.

Oltre alla più prestigiosa delle statuette dell’Academy, si porta a casa anche il riconoscimento come miglior film internazionale, quello per la miglior regia, e per la miglior sceneggiatura originale.

Un film che, già dal titolo, racconta una certa filosofia abulica e parassitaria dei giorni nostri.

– Ma chi sono, veramente, i parassiti? – viene da chiedersi dopo essere usciti dalla sala cinematografica.
Quelli che vivono sotto il cuscino dei freddi talentuosi e arrancano rubando cibo nelle dispense altrui, o i freddi talentuosi – ridotti dalla loro stessa comodità a lombrichi striscianti che non riescono manco a guidare la propria automobile o a educare i propri stessi figli?
Parasite è un film riuscito sia in termini sostanziali – per la narrazione cinematografica e la denuncia che si porta dentro – che estetici.

Si tratta di un film grottesco, una commedia nera che poi diventa un thriller e finisce in dramma. Risate piene e sensazioni disgustose dentro lo stesso tempo. Leggerezza e angoscia. Lo spettatore non ha nessuna tregua emotiva.

Racconta due mondi in contrapposizione. Quello della povertà disperata e priva di qualsiasi progettualità, e quello della borghesia coreana spinta, fatta di ville, festini, e comodità senza alcun freno. L’ambientazione riesce a ricostruire con estrema precisione l’atmosfera e il dramma sociale della sparizione di una classe di mezzo. Di una povertà che diventa sempre più misera, e di una borghesia lontana dalle problematiche di quella fetta di gente che vive come i ratti.

Un racconto sulla natura dell’uomo, laida, flaccida, indolente. E sul potere che riduce le coscienze (come nel caso della vecchia cameriera – prima supplichevole e poi tiranna quando ha nella mani uno strumento ricattatorio).
La teatralità disperata e strabordante con cui viene raccontata la diversità tra le classi sociali, nella parte finale – esasperata fino a sembrare splatter – è potentissima ed iconica.
Fotografia grandiosa e gestione degli spazi cinematografici precisa.

Il film è ancora in programmazione al Rialto di Amsterdam.

Se non lo avete ancora visto, fatelo.






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