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ART

La turbolenta Notte stellata di Van Gogh tra arte e scienza

"Esistono alcuni fenomeni fisici che tutti noi sperimentiamo; la turbolenza è una di queste".

Con i suoi turbinii di blu e giallo, The Starry Night di Vincent van Gogh ha molti ammiratori. James Beattie non fa eccezione. É studente dell’Università Nazionale Australiana di Canberra e studia la struttura e la dinamica delle nuvole molecolari, i luoghi di nascita delle stelle. E, non di rado, gli capita di collegarli alla pittura olandese. Recentemente ha analizzato questa somiglianza con l’aiuto di Neco Kriel, uno studente della Queensland University of Technology in Australia. Utilizzando tecniche sviluppate per analizzare i modelli di nuvole molecolari, i due hanno messo a confronto arte e realtà. Le caratteristiche turbolente sono le medesime. Coincidenza? Forse. Ma, di sicuro, la presenza di motivi turbolenti è comune nei dipinti di Van Gogh.

Beattie e Kriel non sono i primi a scorgere il legame tra la Notte stellata e le caratteristiche del cielo. Nel 2004, il telescopio Hubble catturò un’immagine di un alone in espansione attorno alla stella V838 Monocerotis. La NASA l’ha paragonato all’immagine dell’universo rappresentata da Van Gogh. Nel 2008, Jose Luis Aragón dell’Università Nazionale Autonoma del Messico e alcuni ricercatori hanno individuato tracce di turbolenze sia nella Notte stellata che in altri dipinti dello stesso artista, tra cui Strada con cipresso e stella e Campo di grano con volo di corvi.

Aragón e i suoi colleghi hanno analizzato i cambiamenti di luminosità passo passo. Hanno scoperto che le fluttuazioni di luminosità sembrano seguire le previsioni di Andrei Kolmogorov per il flusso subsonico turbolento. Ma per oltre un decennio, la forma esatta di turbolenza nel dipinto non è stata confermata. “Il nostro approccio era approssimativo”, afferma Aragón, aggiungendo che “uno spettro di potenza dettagliato era essenziale per stabilire se la Notte stellata fosse davvero turbolenta”. Ma né lui né i suoi colleghi ne hanno tenuto conto. Il nuovo studio affronta questa lacuna.

Beattie e Kriel hanno usato tecniche sviluppate per analizzare immagini di simulazioni contenenti turbolenze. Per prima cosa hanno selezionato una sezione quadrata del cielo da una scansione digitale del dipinto e creato mappe 2D in tre diversi “canali” di colore. Hanno quindi utilizzato i metodi di analisi di Fourier per calcolare lo spettro del dipinto. In disaccordo con Aragón, il team ha scoperto che le strutture hanno gli stessi comportamenti di ridimensionamento di quelli trovati per la turbolenza supersonica. Questa corrispondenza quantitativa “è davvero eccitante”, afferma Beattie. Essa rivela la somiglianza qualitativa tra i vortici del dipinto e quelli reali.

Van Gogh è uno dei numerosi artisti che hanno rappresentato sulla carta le strutture turbolente. Gustav Klimt e Stacey Spiegel ne sono altri due esempi. Cosa ispira gli artisti ad includere tali motivi?

Gerald Cupchik, uno psicologo dell’Università di Toronto, e il suo team hanno condotto esperimenti sull’attività cerebrale. Volevano capire come l’uomo rispondesse all’arte. I loro studi hanno dimostrato che le regioni emotive del cervello si accendono quando ai soggetti viene chiesto di concentrarsi su colori e sulle forme di un dipinto. Potrebbe essere che i modelli vorticosi attraggano un certo senso estetico innato. “Ma probabilmente Van Gogh non pensava a questo”, dice Cupchik.

Piuttosto, Cupchik pensa ad un’altra ragione: nel mondo naturale ci sono molti modelli. “Esistono alcuni tipi di fenomeni fisici che tutti noi sperimentiamo e che attirano la nostra attenzione; la turbolenza è una di queste“. Esempi sono la spirale dell’acqua giù per uno scarico e il frangersi delle onde su un oceano tempestoso. “Van Gogh era sensibile a certi tipi di caratteristiche del mondo. Perciò le ha incluse nel suo lavoro”. Cupchik non si dice sorpreso dalle corrispondenze scoperte. “Gli elementi dell’opera d’arte devono combaciare o è un fallimento“, dice.

“L’arte ispira la scienza e la scienza ispira l’arte. Non sorprende che gli artisti abbiano osservato le complessità della natura e provato a catturarne una parte nelle loro opere“, afferma Beattie. Riconosce che è improbabile che Van Gogh stesse facendo previsioni sui vortici turbolenti quando ha dipinto The Starry Night. “È stata solo una straordinaria coincidenza”.


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