L’ipocrisia aperta che circonda la commemorazione delle vittime di guerra olandesi è vergognosa, scrive Marjolein van Pagee, storica, fotografa e fondatrice di Histori Bersama.

Citando le dichiarazioni del laburista Lodewijk Asscher (Pvda) che ha detto di sentirsi male all’idea che qualcuno voglia protestare per i due minuti di silenzio del 4 maggio e del leader VVD Klaas Dijkhoff che ha aggiunto: “Niente può essere così importante da non mostrare rispetto per le persone che sono morte per le nostre libertà”.

Ma davvero non c’è, storicamente, niente di più importante delle vittime del nazi-fascismo, si chiede la storica sul quotidiano Trouw.

L’incredulità sui volti di Asscher e Dijkhoff in risposta alla manifestazione annunciata è l’incredulità di un popolo che soffre di “sindrome dell’impero”. Ossia quell’effetto, scrive ancora van Pagee, che abbaglia chi è stato per troppo tempo al centro del mondo.

“La realtà è che la nostra prosperità si basa su crimini: allora e ora. L’elaborazione del passato coloniale è così difficile perché il potere occidentale è rimasto tale. I perpetratori coloniali non sono mai stati perseguiti. E fingiamo di essere gli esempi democratici e progressisti per il resto del mondo.”, prosegue van Pagee.

Secondo la storica è comprensibile che trascurando i fatti del passato si finisca per commemorare in maniera acritica. “Nel contesto dell’occupazione giapponese delle Indie orientali olandesi (1942-1945), vengono commemorati solo 24.000 cittadini olandesi. La vergognosa ragione per cui i 4 milioni di vittime non sono menzionate è che erano solo “soggetti” nel sistema di apartheid coloniale.”

Diventa ancora più spaventoso quando si discute della guerra di indipendenza indonesiana (1945-1949): solo i 5.000 soldati olandesi vengono commemorati come vittime. Mentre una parte di loro, scrive la van Pagee, hanno combattuto in Indonesia con gli stessi scopi che gli occupanti nazisti avevano in Olanda.