Un musical olandese dimenticato è una perla rara nel dibattito su Zwarte Piet, il nome è het Zwarte jaar van Zwarte Piet (l’anno nero di Zwarte Piet).

Si tratta di un film del 1972 diretto da Loet Steenbergen e scritto da Mies Bouhuys, sceneggiatrice e autrice olandese, specializzata soprattutto in libri per bambini.

Piet, anzitempo, diventa protagonista di una storia sulla discriminazione e sull’immigrazione.

In questo film si racconta la storia di Pedro Piet, che dopo la consueta visita annuale ad Amsterdam, in cui ha accompagnato Sinterklaas, decide di restare in città. Il problema è che Pedro Piet, già a partire dal 6 dicembre, non si trova più nella situazione festosa in cui è stato accolto, e subito deve fare i conti con la dura realtà di una città in cui fa fatica a integrarsi.

A questo punto va sottolineato che Pedro Piet non è nero. È un po’ moretto, un po’ sporco di camino, ha un aspetto più da spagnolo che da “tradizionale” Zwarte Piet. Questo elemento è molto importante, perché dimostra come il film non faccia della discriminazione un fattore solo legato alla pelle, ma legato all’immigrazione in generale, alla difficoltà di un non olandese, nonostante Pedro Piet parli perfettamente la lingua, di trovare il suo posto nella società. Anche gli altri Piet non sono così scuri, sono sporchi, ma non hanno labbroni rossi, o tonalità di pelle del nero a cui oggi siamo abituati. Tutto questo è incredibile e significativo se pensiamo che questo film è del 1972.

Tuttavia non scordiamo che i destinatari della storia sono in qualche modo i bambini; i toni, quindi restano un po’ fiabeschi. I piccoli, nel film, tenteranno di aiutare Pedro Piet a trovare trovare lavoro. L’ex aiutante di Sinterklaas inizia quindi a fare i lavori più umili e disparati, dallo spazzacamino, al pasticcere, al fattorino d’albergo.

Pedro Piet, però, si sente sempre fuori posto e nostalgico, un po’ per via del suo modo clownesco di guardare alla vita, un po’ perché “immigrato”. A un certo punto viene anche accusato ingiustamente di furto da uno degli ospiti dell’albergo. Dov’è finita quell’Amsterdam che lo accoglieva a braccia aperte? Dov’è quell’Amsterdam che ride, che scherza, che fa festa?

Pedro suona la tromba per le strade vuote, nessuno gli presta attenzione. Solo qualche bambino e pochi adulti decidono di aiutarlo.

Alla fine Pedro Piet decide di tornare a casa, in Spagna, ma non ha abbastanza soldi per il viaggio. Per fortuna gli altri Pieten, che sentono la mancanza di Pedro, tramite un’operazione chiamata Pepernoot, lo rintracciano e lo riportano da Sinterklaas.

Si tratta sicuramente di un film particolare e curioso. Dal punto di vista tecnico è quasi minimalista, con tratti da documentario. Per quanto le canzoni e le musiche di Julius Steffaro riportino a un’atmosfera fiabesca e surreale, in molte scene del film ci sembra di rivivere il dramma dell’immigrato europeo di quegli anni.

Un modo intelligente di raccontare quella che è stata (e lo è ancora) una realtà olandese, dove per l’immigrato non è  facile trovare un posto, non tanto di lavoro, ma all’interno della comunità.

 

https://www.youtube.com/watch?v=hI09wYIVyoE