Alla fine della Folkingestraat di Groningen, un gruppo di bambini sta cercando di aprire una porta. I bambini lasciano correre le mani lungo la fredda superficie di bronzo, mentre bici e pedoni si fanno strada su e giù per la vivace via dello shopping. “Cosa manca a questa porta?”, Una guida turistica vicina chiede ai bambini. “Non ha una maniglia”, osserva uno di loro. La porta non conduce da nessuna parte: è un’opera d’arte chiamata “Portal“, creata da Gert Sinnema sulla Folkingestraat nel 1997.

Dietro quella porta si cela la storia di un popolo. La strada, infatti, rappresentò il cuore pulsante del quartiere ebraico di Groningen per centinaia di anni prima della seconda guerra mondiale.

Nel XX secolo, la comunità ebraica dei Paesi Bassi viveva nel paese da molte generazioni. Molti ebrei erano arrivati nel 1400 dalla Spagna e dal Portogallo per sfuggire all’Inquisizione (per esempio il celebre filosofo Spinoza). Altri giunsero dall’Europa Centrale durante la Guerra dei Trent’anni del 1600.

Il professore di storia dell’Università di Groningen, Stefan van der Poel, descrive Amsterdam come Mokum – la capitale – e Groningen come la Medina – la campagna. I due termini originariamente entrarono nel vocabolario olandese attraverso la comunità ebrea iberica: “Medina” significa “governo” in aramaico e “Mokum” significa “luogo sicuro” in yiddish.

Nel nord, la maggior parte della popolazione ebraica arrivò nella regione dalla Germania e dalla Polonia. Gli ebrei speravano in migliori opportunità di lavoro e man mano si spostarono dal nord verso ovest. Nacquero diverse comunità ebraiche a Workum, Gorredijk, Harlingen, Bolsward e Sneek. Leeuwarden merita una nota a parte: lì la sinagoga venne costruita nel 1710 circa, 40 anni prima di quella di Groningen.

Verso la fine del XVIII secolo, i quartieri ebraici del nord rimasero abbastanza isolati. Gli abitanti parlavano lo yiddish. Lo stile culinario e il modo di vestirsi risentivano molto della tradizione ebraica. La prima sinagoga della città di Groningen fu costruita nel 1756, nello stesso punto in cui si trova l’attuale tempio: Folkingestraat 60.

Proprio intorno a questo luogo sacro, il quartiere conobbe un veloce sviluppo. Di lì a poco, altre istituzioni religiose ebraiche sorsero nell’area: la Scuola ebraica sulla Haddingestraat; la residenza rabbinica sulla Folkingestraat e altri due templi più piccoli sul Zuiderdiep e sul Folkingedwaarsstraat. “Anche se la popolazione ebraica non è mai stata una vera maggioranza nella zona, si parla di quartiere ebraico“, ricorda Van Der Poel. La maggior parte degli abitanti del quartiere lavorava come grossista nel settore tessile o manifatturiero e nell’industria della carne. La presenza dell’Università favorì lo sviluppo di una “intellighenzia ebraica”.

La stessa cosa avvenne nel quartiere ebraico di Leeuwarden. Il XVIII e gran parte del XIX secolo furono periodi prosperi. Le comunità ebraiche nel nord avevano la loro cultura e il loro carattere distintivo.

Nel corso dei secoli, il popolo ebreo olandese lentamente si avvicinò alle tradizioni e agli stili di vita olandesi. Nel 1796, un decreto nazionale del governo olandese riconobbe ufficialmente gli ebrei nei Paesi Bassi come cittadini olandesi a tutti gli effetti. E molte delle limitazioni imposte agli ebrei fino a quel momento vennero meno. Mai più una nazione separata.

“Prima del 1796, ebraismo ed ebrei erano la stessa cosa”, secondo La vita ebraica a Groninga di Wout van Bekkum e Stefan van der Poel. “Nel 1796, il governo olandese non considerava più il popolo ebraico come parte di una nazione separata, ma semplicemente come appartenente a una religione diversa, come cattolici e protestanti.”

Il decreto confermava il processo di integrazione culturale degli ebrei. Sempre di più quest’ultimi abbracciarono le tradizioni del Paese che li aveva accolti. Importanti furono le conseguenze linguistiche. Dopo l’emanazione del decreto, l’uso dell’aramaico e dello yiddish subirono un forte ridimensionamento. Sia nell’ambito privato sia in quello pubblico gli ebrei cominciarono a preferire l’olandese.

Nella città di Groningen la popolazione continuò a crescere fino al 1911 circa, quando c’erano 2729 abitanti ebrei censiti. Fu allora che Groningen riconobbe la necessità di una sinagoga più grande per accogliere i suoi fedeli. Nel 1905 fu costruita una nuova sinagoga, visibile ancora oggi a Folkingestraat. L’architetto Kuipers realizzò un edificio dallo stile asiatico, apparentemente simile ad una moschea. Tuttavia, permaneva l’elemento tipico del design cristiano: una pianta a forma di croce. La nuova sinagoga aveva spazio per 600 fedeli, inclusa una sezione separata per le donne al piano di sopra, in linea con la tradizione ortodossa.

Nei primi anni ’30, le linee tra la cultura ebraica e la cultura olandese stavano diventando sempre più difficili da discernere. “Si potrebbe sostenere che la nozione di identità ebraica era in realtà un puzzle piuttosto complicato“, afferma Van Der Poel. “È persino difficile parlare di una comunità ebraica perché era frammentata in diverse parti”.