Fondata con l’unico obiettivo di porre fine alla presenza di rifiuti di plastica in mare, la startup The Great Bubble Barrier crea una barriera che cattura i materiali plastici, e allo stesso tempo può essere facilmente oltrepassata da pesci e navi.

Questa startup guidata da donne è stata fondata da Anne Marieke Eveleens, Francis Zoet e Saskia Studer ad Amsterdam nel 2017. L’azienda punta a rimuovere 86.300 tonnellate di plastica dai fiumi di tutto il mondo entro il 2025, a cominciare dai Paesi Bassi e dall’UE.

Le fondatrici prevedono un’espansione nel sud-est asiatico, dove si concentra la maggior parte dell’inquinamento. “Vogliamo portare la Great Bubble Barrier in Asia il prima possibile, dal momento che otto dei dieci fiumi più inquinati del mondo si trovano in quella regione”, spiega Zoet.

Con il processo di raccolta implementato dalla startup, una risorsa preziosa viene recuperata e reinserita nella catena di produzione della plastica. Così, è possibile ridurre la necessità di produzione di materiali plastici vergini in futuro, con conseguente riduzione di CO2.

Zoet ha spiegato: “Speriamo di restituire alla plastica raccolta un obiettivo migliore. Abbiamo studiato vari fattori come il tipo di materiale, la quantità di danni che subisce, la contaminazione con materiale organico; il tutto per provare a determinare se ha ancora valore sufficiente per essere riciclata”. Il progetto a lungo termine di The Great Bubble Barrier è quella di impedire a tutta la plastica di raggiungere l’oceano.

Inoltre, la società vuole sensibilizzare sulla crescita dell’inquinamento negli oceani. Certo, sono cambiamenti che richiedono tempo, ma stanno alla base della risoluzione del problema.