Il giorno dopo il Belgio si interroga sugli attentati del 22 marzo: la stampa fiamminga raccoglie il senso di smarrimento della gente e si interroga sul futuro. Il De Morgen teme che la nuova fase della guerra al terrorismo che si apre da oggi, venga combattuta a scapito della privacy. “C’è bisogno di un ministero per la Prevenzione?” si chiede il giornale di Brussels domandandosi quali libertà sacrificheranno i belgi per la sicurezza.  Het Laste Nieuws, il più importante quotidiano del paese, apre con il titolo “la giornata più nera del secolo ancora giovane”, chiedendosi se i sanguinosi attentati di Brussels abbiano un qualche collegamento con l’intenzione manifestata da Salah Abdeslam di offrire informazioni in cambio di uno sconto di pena. De Standaard: “Il giorno che tutti temevano”, e in un editoriale viene auspicato che lo stato dia maggiore spazio alla comunità musulmana per costruire una società più unita. Gazet van Antwerpen sottolinea come la società debba rassegnarsi a vivere, da oggi in poi, con più controlli e meno privacy. 

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Copertina del De Morgen

Il settimanale finanziario De Tijd pubblica un’iconica vignetta a tutta pagina: un occhio chiuso e una lacrima con i colori della bandiera belga  “Direttamente ai nostri cuori” in riferimento alla portata europea degli attentati.

Anche la stampa olandese, come quella di mezzo mondo, si occupa degli attentati di Brussels: il Telegraaf, apre con un titolo secco: “Il volto del male, bestiale” sulle foto dei tre attentatori, ritratti dalla telecamera a circuito chiuso dell’aeroporto. Anche il Volkskrant pubblica quella foto e  il titolo “IS colpisce al cuore l’Europa”. Il quotidiano parla delle misure “non olandesi” che il governo ha adottato in risposta agli attentati, in riferimento al massiccio dispiegamento di personale militare in strada. Infine il Trouw apre con: “Gli attacchi che Brussels non si aspettava”. Secondo il quotidiano l’allerta era alta per  cafè o luoghi di intrattenimento nel timore di attentati come quelli di Parigi.