The Netherlands, an outsider's view.

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A SPASSO PER ROTTERDAM

La Rotterdam “fenice”: itinerario dei luoghi sopravvissuti alla Guerra (parte II)



di Livia Corbelli

Che la Rotterdam odierna sia il frutto di ricostruzioni successive alla Seconda guerra mondiale non è una novità. Dopo il primo capitolo dedicato alla Witte Huis e alla Stadhuis, oggi andiamo alla scoperta di edifici e monumenti sopravvissuti ai bombardamenti del maggio 1940.

Schielandhuis

Schielandshuis fu costruita tra il 1662 e il 1665 come sede del distretto per il controllo delle acque e lo rimase per ben due secoli, fino al 1864. In quest’anno, un incendio danneggiò gravemente l’edificio: molti furono i documenti e le opere d’arte che andarono perdute e anche l’esterno risultò compromesso. Una grande opera di restauro ebbe luogo, ma si perse lo stile del XVII secolo, il distretto per il controllo delle acque venne spostato e l’edificio si avviò ad essere l’attuale Museo storico di Rotterdam.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, sebbene Schielandshuis non fosse stata colpita dai bombardamenti, si avviò un altro grande restauro dovuto al cattivo stato di mantenimento dell’edificio: questa fu l’occasione in cui la Schielandshuis recuperò l’aspetto esterno che aveva nel XVII secolo, mentre all’interno rimase arredato e decorato secondo lo stile del XVIII. Dal 2017, è diventata il palazzo cittadino, nonché la sede degli uffici per la promozione della città e del centro di informazione turistica.

Nota curiosa: nel 1811, venne rimossa la recinzione in ferro battuto intorno alla casa per permettere a Napoleone, alla moglie Maria Luisa e al loro seguito di trascorrere la notte proprio alla Schielandshuis. Tre anni dopo, in quella stessa stanza in cui era stato l’imperatore francese, si rifiutò di entrare Alessandro zar di Russia quando venne in visita a Rotterdam.

Laurenskerk

L’importanza della Chiesa di san Lorenzo è capitale poiché, risparmiata dai bombardamenti, può tenere in vita il passato più antico di Rotterdam. Infatti, costruita tra  il 1449 e il 1525, la Chiesa sorgeva sulle sponde del fiume Rotte e vicino alla diga (dam) che lo separava dal fiume Mosa; era il centro della città medioevale e il punto d’incontro per tutte le attività.

La chiesa, realizzata in stile tardo-gotico, fu essenziale sin dalla sua progettazione perché doveva adattarsi ad una popolazione composta soprattutto da pescatori e naviganti e, dopo la Riforma protestante, tale sobrietà divenne un tratto ancor più marcato tanto che la gran parte delle statue e degli altari furono rimossi.

All’interno, vi sono elementi appartenenti ad epoche diverse: le tombe di Witte de With, Egbert Kortenaer, e Johan van Brakel sono datate XVII secolo, la cancellata in rame che separa il coro dalla chiesa è del XVIII, mentre l’allestimento del coro risale al dopoguerra, la fonte battesimale è degli anni ’60 così come i tre organi e i pannelli della porta in bronzo (“Porta della Guerra e della Pace”) realizzata da Giacomo Manzù. Né il campanile né i muri della chiesa sono più dritti a causa dei progressivi cedimenti del terreno.La Chiesa di san Lorenzo si trova ancora oggi in un punto centrale della città, fungendo da luogo di incontro non solo religioso: concerti, film e spettacoli sono organizzati nei suoi pressi.

Monumenti che ricordano la Seconda guerra mondiale

The Destroyed city, Ossia Zadkine

Si tratta di una scultura enorme di circa 6 metri che grida, con le mani e il volto alzati verso il cielo, tutto il dolore, la rabbia, l’incapacità di comprendere che la Guerra ha prodotto. The Destroyed City è un’opera dinamica sia per la posizione della figura sia per le linee che ne definiscono la fisionomia: gli arti puntano tutti verso direzioni diverse e le linee al contempo curve e spezzate non rendono il corpo propriamente umano.

Si direbbe quasi che la parte inferiore della figura evochi l’idea degli edifici rotti, spezzati dai quali fuoriesce il lamento dolorosissimo rappresentato dalla parte superiore, più antropomorfa. In mezzo al petto, un’apertura verticale: un vuoto che è, sì, l’orrore inumano della guerra, ma anche lo spazio attraverso il quale si vede il mare dietro la scultura e la ricostruzione della città. Evidenti le influenze di Rodin, del Cubismo e di Guernica di Picasso.

Ongebroken Verzet (Unbroken resistance), Hubert van Lith

Solo e silente al centro di un incrocio sempre rumoroso (tra Werstensingel e Mauritsweg), un uomo in bronzo di quasi 3 metri sta fermo con lo sguardo rivolto al cielo e le braccia lungo i fianchi.

Dimesso e fiero nell’attesa della fucilazione, quell’uomo scolpito simboleggia non solo la Resistenza ma anche i caduti: il corpo solo abbozzato di cui si distinguono chiaramente soltanto le gambe e, in parte, le mani, è metafora proprio di questa resistenza non spezzata, indivisa. La scritta sul piedistallo che riporta il titolo dell’opera afferma e conferma il concetto: i caratteri che compongono “Ongebroken” sono più grandi di quelli di “Verzet” poiché ciò che conta è l’unità da cui deriva la Resistenza.






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