CULTURE

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La rivoluzione virtuale della cultura al tempo del confinamento è davvero possibile?

L’interesse per la cultura, al di là di Netflix e YouTube, persiste anche in quarantena. Molte sono le persone interessate ai repertori digitali offerti da musei, collezioni private e gallerie che sono aperte online gratuitamente. 

A causa delle restrizioni imposte a marzo dal governo, infatti, molti spazi culturali, tra cui teatri, musei e sale concerto, hanno dovuto chiudere e pensare a come reinventarsi. Musei d’arte come il Kröller-Müller, il parco nazionale De Hoge Veluwe, il Rijksmuseum di Amsterdam e il Museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam sono chiusi fino a data da destinarsi. 

Fortunatamente per gli amanti d’arte, molti musei stanno però permettendo di fare dei tour virtuali tra le sale di questi incantevoli luoghi. Sono moltissime le collezioni che si possono visitare online comodamente tramite il proprio dispositivo digitale. 

Confrontando su Google Trends i dati della ricerca di “Google Arts & Culture” in Italia (primo riquadro in basso) e nei Paesi Bassi, si nota l’evidente ma differente impennata in concomitanza con le misure restrittive prese dai rispettivi governi.

Dopo la sbronza dei primi giorni, in cui sembrava possibile godersi l’intero scibile artistico prodotto, ora la questione della virtualizzazione della cultura sembra iniziare ad assumere una prospettiva diversa. Capitalizzando le tante iniziative organizzate in queste settimane, ci si chiede se e come quelle esperienza potranno essere continuate anche in un tempo non emergenziale.

Da più parti infatti si discute sull’utilità di un’arte a distanza: meno costi legati agli spostamenti di opere e persone, maggior possibilità per chi non può spostarsi fisicamente, per tutti una fruibilità totale slegata da orari e luoghi.

Ma sono poi così utili questi tour virtuali? Riescono a soddisfare completamente la voglia della vera esperienza al museo che si fa sempre più sentire con il passare dei giorni chiusi in casa? L’obiettivo dei musei alla fine è quello di permettere di vivere l’arte, la cultura e la storia in una dimensione condivisa. Dare la possibilità al pubblico di fruire di queste risorse online sembra quasi andare contro il principio stesso che questi spazi si propongono di seguire. 

La vera esperienza è inaccessibile e la visione online non la può rimpiazzare. Dopo tutto, nemmeno Google Street View è riuscito a rimpiazzare le vere vacanze. 

Per quanto riguarda i cinema poi, la chiusura delle sale ha rimandato l’uscita di alcuni dei film più attesi del 2020. Il rilascio di No Time to Die, il nuovo James Bond, è stato posticipato a novembre, mentre la nuova versione Disney di Mulan e i film della Marvel New Mutants e La vedova nera sono stati rimandati a data da stabilirsi. 

I veri vincitori del momento, invece, sembrano essere i servizi di streaming e per questo l’industria cinematografica sta facendo sempre più affidamento su di loro. Netflix, per esempio, ha rilasciato alcuni film, come The King e Bird Box, direttamente sulla propria piattaforma lo scorso anno.

Anche tutte le rappresentazioni teatrali e di ballo sono state posticipate alla fine della quarantena. In questo caso, diversamente da quanto detto per i musei, l’opzione virtuale potrebbe essere più interessante: l’esperienza virtuale della performance sembra reggere di più. Il Gran Teatro di Groningen ha messo online alcuni video delle performance, che possono essere visti grazie alla sola registrazione gratuita. 

Infine, anche il settore della musica è stato molto colpito dal coronavirus e dalle misure che sono state prese di conseguenza. Molti dei tour in programma, tra cui quelli di Madonna e James Blake, sono stati rimandati. Gli stessi festival estivi, come Lowlands o Pinkpop sono stati cancellati. In questo caso, è difficile che il virtuale riesca a replicare l’esperienza dei festival dal vivo

Per ora, la situazione è ancora troppo incerta per definire quando si potrà tornare a visitare i musei, andare a teatro, al cinema o ad un concerto. É ancora troppo presto per un bilancio sulla virtualizzazione della cultura.

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