di Massimiliano Sfregola

 

Perchè la tv di stato italiana usa il nostro lavoro senza citarlo? Bella domanda. Ce la siamo posta anche noi, piccolo media indipendente che racconta storie di esteri (soprattutto) in italiano. La citazione delle fonti è un obbligo deontologico e legale, eppure proprio il servizio pubblico italiano sembra ritenersi esentato dal rispetto di questo principio.

Il caso riguarda un servizio pubblicato da TV7, un programma di approfondimento del TG1 che di recente si è occupato di “Mocro Maffia” in Olanda. Una bella notizia che la tv italiana si occupi di un tema così importante e a lungo ignorato dai media del Bel Paese; meno bella che lo faccia utilizzando anche materiale del nostro portale senza citarlo. Non ci credete?

Lo screenshot sopra è del nostro portale, quello a destra è lo screenshot “aggiustato” dalla RAI: il nostro logo è sparito e la giornalista RAI fa sua la sintesi del titolo (non solo una traduzione ma una rielaborazione fatta alla base del dibattito in corso). Negare un caso evidente come questo sembrerebbe impossibile. E invece l’Italia, e l’ente pubblico che si occupa di informazione, non smette mai di stupire: a una nostra richiesta di spiegazioni c’è stato detto che quella storia era ampiamente presente sui media. E quindi si sarebbe trattato di una coincidenza. In realtà basta usare google per vedere quanto poco solida sia questa tesi: quando si parla di Olanda in italiano, 31mag spunta sempre per prima.

Cercando con parole chiave come “Mark Rutte e droghe” 31mag è sopra il Corriere e Vice. E noi siamo una fonte locale, non certo un media italiano che traduce fonti in inglese. A rendere ancora più bizzarra la spiegazione della RAI nella mail che c’è stata inviata, ci sarebbe la “prova regina” della diffusione della notizia: lo screenshot di una presunta testata in italiano che riporta la stessa notizia. Lasciamo giudicare a voi l’effetto di comicità involontaria di una pagina “italianizzata” con Googletranslate. Se la RAI realizza servizi esteri usando Googletranslate, non è difficile capire il perchè la qualità dei servizi non è ritenuta sempre all’altezza della concorrenza di altri paesi.

Anche volendo ammettere che altri in Italia si siano occupati di “Mocro Maffia”, basta ‘googlare’ per accertarsi del fatto che cercando Olanda e Mocro Maffia spuntiamo solo noi.

D’altronde che il nostro portale copra da tempo le vicende sulla “Mocro Maffia” (prima ancora che la definizione, coniata dagli autori dell’omonimo libro, diventasse di dominio pubblico) e sia stato uno dei pochi media in olandese, e certamente il primo in italiano, ad essersi occupato degli omicidi della “gangland” olandese è facilmente verificabile:

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L’articolo sopra è del 14 maggio 2015, certamente molto prima che la stampa italiana si accorgesse dell’esistenza di una guerra di mafia (locale) in corso nella capitale olandese.

Vedendo il servizio RAI è poi facile individuare contenuti che ricordano in maniera prossima dei nostri articoli o dei nostri approfondimenti originali. Un esempio per tutti è il racconto della webserie “Mocro Maffia”: si tratta di una serie molto “locale” mai uscita dal circuito olandese, mai tradotta e alla quale i media olandesi non hanno dato poi così tanto risalto. La prima stagione è andata in onda nell’autunno 2018 e il nostro pezzo è – probabilmente – l’unico non in olandese ad aver parlato della serie. Siamo lieti, quindi, che anche la RAI senza un ufficio di produzione nei Paesi Bassi e senza avvalersi di un fixer professionista in Olanda (i giornalisti italiani attivi in loco sono pochi, anzi pochissimi. E i lavori sul territorio in italiano di maggior importanza vengono realizzati tutti da 31mag) sia riuscita a venire a conoscenza della serie Mocro Maffia.

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Per concludere: anche noi utilizziamo, principalmente, come fonte, altre testate. Ma citiamo sempre la provenienza dei pezzi e soprattutto seguiamo quotidianamente gli sviluppi di queste vicende. Come fidarsi del lavoro realizzato da giornalisti in 24/48 h di permanenza nei Paesi Bassi, senza conoscere la lingua del posto e con un collage di informazioni realizzato più sulla base di stereotipi che non di una visione globale che solo un “local”, a qualunque titolo sia local, può offrire?

La RAI utilizzando, più o meno, il nostro lavoro (e possiamo dire che non è la prima volta) senza citarlo o senza volersi avvalere dell’unica testata in italiano nei Paesi Bassi per realizzare i suoi  lavori rende un pessimo servizio pubblico, eticamente molto discutibile: gli introiti, anche, di lavori da “fixer” come questo potrebbero servire a 31mag per migliorare ed ampliare la qualità dei lavori, per assumere più persone e coprire meglio i costi ingenti. Al contrario, utilizzarci come “Wikipedia” solo perchè i nostri articoli sono ad accesso libero, da parte di un servizio pagato con i soldi delle tasse degli italiani è deprecabile e sintomo di una scarsa cultura.

Rifiutare di ammettere che lo screenshot sopra è del nostro portale e che le informazioni di 31mag possano essere state più o meno centrali nel confezionare il pezzo (sul quale, ci perdoneranno alla RAI, avremmo molto da dire) è un atto di arroganza da parte di un colosso che fa il duro con una piccola testata indipendente.

Per questo, a breve, passeremo da accesso libero per tutti ad un sistema di abbonamenti: gran parte degli articoli saranno ancora accessibili a tutti ma ora abbiamo un dovere nei confronti di chi ci ha sostenuto economicamente con donazioni e di chi apprezza il nostro lavoro, di proteggere il più grande archivio di informazione in italiano sui Paesi Bassi. E amara ironia, proprio per colpa del servizio pubblico italiano, della tv di tutti, dovremo mettere a pagamento il nostro sito.