Nel 1432, il pittore fiammingo Jan van Eyck terminò un’opera che aveva iniziato sei anni prima con l’aiuto di suo fratello Hubert. Non si trattava di un quadro ordinario, ma di una collezione di 26 dipinti singoli organizzati in un polittico, che misurava 15 metri per 11. Il Polittico dell’Agnello Mistico è composto da dodici pannelli di legno di quercia, otto dei quali sono dipinti anche sul lato posteriore, in maniera da essere visibili quando l’opera è chiusa.

Anche per gli standard avanzati e i gusti sofisticati di oggi, quello che Jan van Eyck ha realizzato sarebbe stato considerato un dipinto straordinario. Doveva essere davvero favoloso, perché l’opera fu commissionata per la Chiesa di San Giovanni Battista a Gand.

La collocazione nell’angusta cappella di Josse Vijd non era forse il luogo di destinazione originario e secondo alcuni studiosi, tra cui Erwin Panofsky, come suggerirebbero le discrepanze compositive la pala venne acquistata dal Vijd solo quando era completata per metà, facendo adattare quello che era stato pensato per un altro committente e un’altra collocazione. Dürer, dopo il suo viaggio nelle Fiandre, descrisse l’opera come «immensamente preziosa e stupendamente bella».

Il rivoluzionario dipinto fu il primo a dimostrare le notevoli potenzialità della pittura a olio. Ispirò la nascita dell’arte rinascimentale e piantò i semi che sarebbero poi sbocciati del Realismo.

Quello che Jan van Eyck non avrebbe mai potuto prevedere era che un giorno il suo capolavoro avrebbe raggiunto il tipo di fama riservata solo all’opera d’arte più trafugata della storia.

Il Belgio è il legittimo proprietario del tanto agognato dipinto non solo perché è stato fatto a Gand, ma anche perché il suo creatore è nato a Maaseik, ora parte del territorio belga.

All’epoca non lo sapeva ancora, ma Jan van Eyck era destinato ad essere belga a causa degli sviluppi storici e del riassetto delle frontiere

L’opera d’arte più saccheggiata del mondo

Oggi, la Pala di Gand risiede nella Cattedrale di San Bavo, che ha preso il posto della chiesa di San Giovanni Battista nel XVI secolo.

Da allora fino ad oggi, la pala d’altare ha mantenuto il suo posto come una delle creazioni più preziose dell’umanità.

Così preziosa che molti hanno tentato e sono riusciti a rapire il dipinto e a chiederne il riscatto.

Secondo lo storico dell’arte Noah Charney, la Pala di Gand è stata l’obiettivo di 13 crimini e sette furti da quando è stata installata.

Dal XVI secolo, parti del dipinto sono state prese, recuperate e ritoccate diverse volte. Gli uomini di Napoleone sollevarono alcuni dei pannelli durante la rivoluzione francese. I tedeschi hanno saccheggiato il dipinto durante la prima guerra mondiale e i nazisti hanno fatto altrettanto durante la seconda guerra mondiale. Con l’inizio del nuovo conflitto, nel 1940, il Belgio decise di inviare in via preventiva il polittico in Vaticano, dove sarebbe stato al sicuro, ma l’arrivo della notizia della sigla dell’Asse Roma-Berlino arrivò durante il trasporto, per cui il polittico venne provvisoriamente ricoverato in un museo locale a Pau, sui Pirenei francesi. Nel 1942 il dipinto venne sequestrato da Hitler e destinato al suo mai nato museo di Linz, anche se poi, per ragioni di sicurezza, venne nascosto in una miniera di sale.

Alla Pala di Gand manca ancora un pannello, che fu rubato nel 1934 e poi sostituito con un’imitazione.

Anche se gran parte del dipinto è stato recuperato e restaurato nel tempo, l’opera d’arte rimarrà mutilata per sempre.