The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

CULTURE

La nascita dei Paesi Bassi: tutto pronto al Rijskmuseum per celebrare la guerra degli ottant’anni

Tra dati storici e miti fondativi il delicato compito di ricostruire una vicenda ancora tutta da scoprire



di Giuseppe Menditto

Lontane reminiscenze scolastiche a parte, la guerra degli ottant’anni, conosciuta anche come rivolta delle Province Unite, si riferisce a quella serie di eventi convenzionalmente compresi tra il 1568 e il 1648 che contribuirono alla nascita degli odierni Paesi Bassi – come ogni scolaretto batavo impara pedissequamente –  determinando il futuro assetto del vecchio continente.

Per celebrare i 450 anni dallo scoppio della guerra, il Rijksmuseum ha allestito l’imponente mostra 80 Years’ War. The Birth of the Netherlands a cura di Gijs van der Ham, Stephanie Archangel e lo scenografo fiammingo Roel van Berckelaer. 

L’esposizione si prefigge il delicato compito di riconsiderare l’intero conflitto collocandolo all’interno di un contesto internazionale (anche se in realtà la guerra degli ottant’anni fu un evento non solo europeo nelle sue stesse premesse). Particolare attenzione è stata attribuita alla formazione dei Paesi Bassi meridionali, a quel territorio che corrisponde all’odierno Belgio. Libertà religiosa, autodeterminazione, intraprendenza militare ed economica non solo soltanto termini storici – associati o anteposti a invasione, terrore e persecuzione – ma sono divenuti elementi caratterizzanti l’appartenenza identitaria della regione. Essere olandesi – o semplicemente vivere qui da stranieri – significa dover fare i conti con quegli stessi miti fondativi che caratterizzano tutti i discorsi sulle origini delle nazioni.

Riassunto semiserio delle vicende

Un veloce e lacunoso sunto delle puntate precedenti: dopo l’abdicazione di Carlo V, il poliglotta rampollo degli Asburgo originario di Gand, poi imperatore celebre per non essersi mai goduto un tramonto, i Paesi Bassi divennero parte dei possedimenti spagnoli di Filippo, figlio di Carlo e novello re di Spagna. Felipe el Prudente inasprì la tassazione e la politica accentratrice del babbo che tanti malumori aveva creato tra i ricchi mercanti e la piccola nobiltà di Utrecht, solo per fare un esempio. Complice la diffusione del calvinismo, “eresia” assai poco tollerabile per i devotissimi ispanici, la situazione si aggravò in fretta: i mercanti e la nobiltà batava chiedevano maggiore indipendenza e tolleranza, gli Spagnoli li apostrofarono “pezzenti”.

Da qui in poi fu tutto un rincorrersi di sangue e nomi evocativi: l’accondiscendenza del Consiglio dei torbidi (Raad van Beroerten), le doti “diplomatiche” del Duca di Ferro o macellaio delle Fiandre, l’intraprendenza di Guglielmo il taciturno, la furia spagnola (De Spaanse Furie) riversatasi su Anversa per stipendi non pagati. Iniziò dunque una partita a scacchi non proprio lampo: i ribelli cercavano di muovere i propri pedoni, gli alfieri spagnoli alimentavano le ostilità tra calvinisti del nord e cattolici moderati del sud e tra fiamminghi e valloni.

I Paesi si spaccarono in due: i fedeli alleati alla monarchia cattolica nel meridione, le sediziose province settentrionali riunite nell’Unione di Utrecht, sotto l’egida di Guglielmo d’Orange, in cerca di una protezione anglo-francese più di facciata che sostanziale. Gli spagnoli continuavano a dichiarare bancarotta prendendo schiaffi dagli inglesi ma riuscivano comunque a risorgere tornando di nuovo all’attacco. Gli olandesi caparbiamente riconquistavano i territori che avevano perso, eleggevano Amsterdam capitale mercantile a discapito di Anversa e salutavano l’alba del secolo d’oro. L’astuzia e la fame olandese fecero la differenza: intuirono quando fu il momento di fermare la propria avanzata per non disturbare la potente Francia e diedero la caccia agli spagnoli per mezzo mondo, dal Brasile a Macao.

La guerra si concluse il 30 gennaio 1648 con la pace di Vestfalia: nero su bianco veniva sancito il declino ispanico e proclamata l’indipendenza della Repubblica delle Province Unite.

La macchina celebrativa e la testimonianza degli oggetti

L’esposizione al Rijskmuseum è soltanto un ingranaggio di una più complessa macchina: due programmi tv sono già in onda su NTR dalla fine di settembre – 80 Jaar OorlogWelkom in Oorlog – insieme alla pubblicazione dei saggi storici di Judith Pollmann e Peter Vandermeersch. Spettacoli teatrali, visite guidate, film e conferenze saranno organizzati da NTR e dal Rijksmuseum in collaborazione con il Dordrechts Museum, il National Military Museum a Prinsenhof, l’Instituto Cervantes e Amerpodia.

Il programma completo sarà consultabile sul sito www.80jaaroorlog.nl.

Per creare maggiore familiarità tra il visitatore e un conflitto così lontano nel tempo, in mostra al Rijskmuseum saranno esposti 200 opere e oggetti. Sono “testimoni oculari” di ciò che accadde. Si potranno ammirare strumenti di propaganda, opere trionfalistiche, espressioni culturali di vittoria e sconfitta, alcuni cimeli. Le opere esposte comprendono dipinti di Bruegel, Rubens e Ter Borch, ritratti di Guglielmo d’Orange e dell’ammiraglio Piet Hein, grandi arazzi raffiguranti battaglie e assedi, armi e importanti documenti storici come la Pace di Gand e il trattato di Münster del 1648, che ha sancito la fine della guerra.

Questioni aperte: why the Dutch are different?

Che la guerra degli ottant’anni abbia prodotto effetti dirompenti come la messa in discussione del diritto divino del sovrano, la nascita di una forma di governo “repubblicana” e una vera e propria rivoluzione militare, non c’è dubbio alcuno. Ma molte altre questioni sono ancora tutte da discutere: libertà religiosa, autodeterminazione, persecuzione sono problemi ancora profondamente attuali. Oltre ai legittimi quesiti degli organizzatori – come collegare gli eventi e perché questa guerra sia stata combattuta – noi aggiungeremo: in che modo l’identità e la memoria nazionale olandese si sono costruite attraverso le narrazioni di eventi come la liberazione di Leiden e la battaglia di Nieuwpoort? In che modo questi materiali alimentano ancora una certa retorica olandese e gli stereotipi di chi vive qui da expat oppure come semplice turista?

L’inaugurazione al pubblico di 80 Years’ War. The Birth of the Netherlands è prevista per domani 12 ottobre.






31mag.nl è un progetto indipendente di giornalismo partecipativo.
Raccontiamo gli esteri da locals, non da corrispondenti o inviati.

Diamo il nostro apporto all’innovazione nei media con news,
reportage e video inediti in italiano. Abbiamo un taglio preciso ma obiettivo.

RECHARGE US!