Come si fa a catturare l’orecchio di uno dei più importanti compositori di oggi? Con il tuo vibrato? Con un range di tre ottave? Nel caso di Nora Fischer, con gli urli. La soprano ha interpretato a Londra The Only One, una serie di pezzi che il compositore olandese Louis Andriessen ha scritto appositamente per lei.

“Ci siamo conosciuti quando ho avuto un piccolo ruolo nel suo teatro del mondo dell’opera del 2016”, ha raccontato a Imoge Tilden sulle pagine del Guardian. “Una nota molto alta doveva essere cantata quasi urlando. Ho pensato “è divertente. La urlerò”. E così alla prima prova l’ho fatto. All’Opera Nazionale Olandese, un luogo molto elegante e formale – tutti mi rimproveravano: ‘Che sta succedendo? Non si fa nel teatro dell’opera! Ma Andriessen l’ha apprezzato”. Il compositore, che festeggia in questi mesi ottant’anni, ha promesso alla giovane cantante che le avrebbe scritto un pezzo. “Ho pensato, beh, questo è un complimento molto bello, ma non succederà mai”, ammette la soprano, “e poi all’improvviso eccoci qui!

Nata nel 1987, l’ungaro-olandese Fischer ha trascorso la sua adolescenza a far parte del prestigioso Netherlands Youth Choir, per poi iniziare a studiare canto presso il Conservatorio di Amsterdam.

Una carriera nei panni Susannas, Adinas e Rodelindas sembrava già assicurata. Ma le cose non sono andate nel verso giusto. “Il canto classico è molto bello ma molto limitato. Nel frattempo stavo sviluppando un interesse per tutte le altre cose che la mia voce poteva fare. Sentivo che avevo uno strumento così ricco e mi è stato insegnato a cantare solo con il 15%“.”Stavo ascoltando molti altri stili musicali, e quello che mi piaceva di più erano i cantanti che osavano essere molto grezzi, come Björk o Thom Yorke, incredibili musicisti e cantanti che non hanno paura – se l’emozione glielo chiede – di cantare in maniera ruvida, persino sgraziata.

Sprezzante di fronte alle restrizioni del conservatorio, Fischer ha voluto esplorare approcci più creativi alla musica classica.

Curiosità e “infedeltà” sono nel suo DNA. Suo padre è il famoso compositore e direttore d’orchestra Iván Fischer. “È anche una persona che non ascolta nel modo in cui ‘dovrebbe’. Questo è il motivo per cui ha fondato la sua orchestra Budapest Festival“, racconta Nora.

Senza un offerta didattica in questo mondo sperimentale del canto e senza un percorso ovvio da seguire, Nora si è demoralizzata fino a quando non si è imbattuta nel corso di canto di Cathrine Sadolin, una specialista di come la voce funziona attraverso una vasta gamma di stili diversi, sia che si tratti di rock che di armonie popolari bulgare.

Nora ha trascorso sei mesi all’istituto di Sadolin a Copenaghen. “Era così stimolante. Mi ha completamente liberato. La voce è uno strumento così ricco, ammesso che si sappia cosa si sta facendo. I partecipanti provenivano da diversi background – folk, teatro musicale, pop – io ero l’unica cantante classica”, dice. “Non c’era la sensazione che un genere fosse migliore di un altro”

Nonostante la preoccupazione paterna, Nora ha insistito e oggi è coinvolta in una grande varietà di progetti che riguardano secoli e generi diversi, da Bartók a Purcell e Morris Kliphuis. The Secret Diary of Nora Plain – uscito nel 2017 – ha i suoi strilli, lamenti e sussurri. Hush, uscito l’anno scorso per la Deutsche Grammophon, illustra in modo efficace il suo approccio innovativo. Ballate e atmosfere barocche, spogliate di elementi e ornamenti, accompagnate da una chitarra elettrica, acquistano un carattere che le fa sentire più vicine al pop e al jazz.

“Non sto dicendo che dovremmo ascoltare la musica classica solo in questo senso. Al contrario credo che ci siano diversi modi di avvicinarsi a questa musica, nessuno migliore o peggiore, solo molte opzioni attraverso cui le persone possono scegliere e decidere di rivolgersi alla musica da prospettive differenti che ti aprono la mente”.

Aprire la mente non è una frase usata a caso. La meditazione è parte della vita quotidiana di Fischer ed essenziale per il suo benessere. Meditare ti insegna a lasciar scorrere le cose a non preoccuparti di ciò che verrà subito dopo.

Questa consapevolezza ha influenzato enormemente la sua carriera. Quando si esibiva sui palchi del mondo, stava già rincorrendo la prestazione successiva. “Ora, è un tale sollievo poter semplicemente godersi il presente”.

Oggi Nora afferma di non avere piani per il futuro – nonostante la tournée con l’ensemble Silkroad di Yo Yo Yo Yo Ma, e in febbraio, un riadattamento dei Sette peccati capitali di Weil con Simon McBurney a Los Angeles.

Certo è che Nora Fischer non ha bisogno di preoccuparsi del suo futuro fintanto che compositori straordinari come Andriessen e McBurney continueranno ad essere colpiti dal suo carisma e dalla sua versatilità.

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