The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

La lunga via del rimpatrio dei beni predati durante l’epoca coloniale. Il riassunto di un anno per tappe

Alla 25esima Conferenza generale del Consiglio internazionale dei musei lo scorso settembre, la disputa sulla restituzione di opere d’arte sottratte alle ex colonie è tornata attuale. Il processo, iniziato con la decolonizzazione dopo la Seconda guerra mondiale, non si è ancora concluso.

Infatti, nei musei tedeschi, inglesi, francesi, ma anche olandesi e belgi, è possibile trovare molteplici oggetti depredati durante la “Corsa per l’Africa” del XIX secolo. 

Ciò nonostante, alcuni passi avanti nel rimpatrio del patrimonio confiscato sono stati compiuti. Ricapitoliamo cronologicamente le tappe principali come riportate da Colonialism Reparation.

Un anno di prestiti e restituzioni

Il 18 settembre 2019 la Prussian Cultural Heritage Foundation (SPK), l’istituzione che gestisce i musei tedeschi, ha annunciato il prestito alla Namibia di ventitré dei circa millequattrocento tesori saccheggiati durante il periodo coloniale, mentre l’organizzazione No Amnesty on genocide! ne chiedeva la restituzione definitiva.

Il 17 ottobre 2019 circa cento accademici (divenuti oggi quasi quattrocento) hanno chiesto alla Conferenza dei Ministri della Cultura Tedesca l’accesso illimitato agli inventari delle opere africane possedute nei musei tedeschi.

Il 17 novembre 2019 il Primo Ministro francese Édouard Philippe ha concesso al Senegal il prestito della spada di El Hadj Omar Tall, saccheggiata durante il periodo coloniale, rinviando la restituzione definitiva una volta cambiato il quadro legislativo francese.

Il 18 novembre 2019 il primo ministro delle Barbados Mia Mottley ha rimpatriato i resti e ha partecipato alla sepoltura di uno schiavo deportato da Assin Manso in Ghana.

Il 22 novembre 2019 l’Australian Institute of Aboriginal and Torres Strait Islander Studies (AIATSIS) ha ottenuto dal Manchester Museum nel Regno Unito la restituzione dei primi diciotto oggetti, mentre la restituzione dei rimanenti venticinque saccheggiati durante il periodo coloniale è prevista per marzo 2020.

Il 27 novembre 2019 il Jesus College dell’Università di Cambridge nel Regno Unito ha annunciato la restituzione di Okukor, uno dei tanti tesori saccheggiati nel 1897 durante la conquista del Regno del Benin.

Il 28 novembre 2019 il governo australiano ha ottenuto dal museo Grassi di Lipsia, in Germania, il rimpatrio dei resti dei quaranta antenati Gunaikurnai, Menang e Ngarrindjeri deportati durante il periodo coloniale.

Il 16 dicembre 2019 il Presidente del Benin Patrice Talon ha ricevuto il Ministro della Cultura francese Franck Riester che si è impegnato, entro il biennio 2020-2021, per la restituzione dei ventisei manufatti promessi dal Presidente francese il 23 novembre 2018.

Il 23 dicembre 2019, il governo indonesiano ha ricevuto dal corrispettivo olandese la resa di circa 1500 manufatti saccheggiati durante l’epoca coloniale.

Di recente il Presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keïta, ha proposto agli altri paesi membri dell’Unione Africana di stabilire un Consiglio per la promozione dell’arte e della cultura e per la preservazione del patrimonio culturale dell’Unione.

Dal 5 al 6 marzo 2020 si è discusso della restituzione delle opere e della trasparenza nella gestione delle collezioni dei musei all’incontro Beyond Collecting: New Ethics for Museums in Transition tenutosi a Dar es Salaam, in Tanzania, con il sostegno del governo tedesco.

L’importante appuntamento si è posto l’ obiettivo di velocizzare il processo per la restituzione delle opere che non sono attualmente dove avrebbero diritto di essere esposte. 

Il rimpatrio di beni che simbolizzano la cultura e le tradizioni delle ex colonie continua così a rappresentare un argomento pungente per molti Paesi. Tuttavia, potrebbe essere finalmente giunto il momento di completare queste restituzioni. Ciò rappresenterebbe per l’Europa un passo cruciale per rimediare ai danni commessi nel XIX e XX secolo.