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La guerra in Indonesia del ’45-’49’: la pagina di storia che l’Olanda vuole dimenticare

Violenze sui civili, oltre 100mila morti, villaggi date alle fiamme: i Paesi Bassi non hanno mai fatto ancora i conti con la loro pagina più buia del '900

di Paolo Rosi e Alessandro Pirovano

17 agosto 1945: la più grande colonia dell’impero olandese, l’Indonesia, si dichiara indipendente. Facendo leva sulle parole della regina Wilhelmina che promise sostegno ad una conferenza per decidere il futuro dell’area, i leader nazionalisti Sokarno e Mohammad Hatta proclamarono 70 anni fa la Repubblica di Indonesia firmando un documento di poche righe.

fonte: Wiki

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La decisione non piacque all’Olanda che, supportata nelle prime battute dall’Inghilterra, promosse un intervento militare nel Paese: tra il 1945 e il dicembre del 1949, mese nel quale i Paesi Bassi riconobbero formalmente l’indipendenza dell’Indonesia, di sangue ne fu infatti versato parecchio. Quattro anni furono quelli della guerra di decolonizzazione, segnati da scontri più o meno intensi, massacri e durissime operazioni di “polizia coloniale” (Operatie Product e Operatie Kraai) che non sconfissero però un’agguerrita resistenza popolare.

fonte: Wiki

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Le violenze attirarono a condanna delle Nazioni Unite: con Risoluzione 67 del Consiglio di Sicurezza l’ONU si pronuncio’ per la decolonizzazione delle ex Indie orientali olandesi. A essere decisivo, tuttavia, fu il disimpegno degli Stati Uniti, proiettati verso un mondo bipolare e poco inclini a inimicarsi un potenziale alleato nello scacchiere asiatico.

Il timore olandese di perdere il sostegno USA portò quindi al tavolo delle trattative (Den Haag, agosto 1949) e al definitivo ritiro delle truppe dalla regione. Il conseguente smantellamento dell’esercito coloniale (Koninklijk Nederlands Indisch Lege – KNIL), composto da cristiano-protestanti fedeli alla Corona, scatenò però un nuovo ciclo di violenze culminate con la proclamazione della Repubblica delle Molucche del Sud (Republik Maluku Selatan – RMS): una formazione che raccoglieva parte dell’arcipelago, con capitale Ambon e sostenuta principalmente da ex-militari del KNIL.

La ribellione fu in breve repressa dall’esercito indonesiano e l’unico aiuto che arrivò dall’oramai ex-madrepatria fu il permesso di trasferirsi in Olanda. 12 500 rifugiati delle Molucche arrivarono così in Europa, passando alla storia come una delle prime migrazioni postcoloniali.

L’accoglienza non fu certo delle migliori: i rifugiati vennero subito relegati in zone-ghetto come Westerbork, ex-campo di concentramento nazista vicino Assen. E mentre ad oggi la comunità indonesiana rappresenta la più grande minoranza etnica d’Olanda, 1/4 di loro sono originari delle isole Sud-Est del Paese.

La questione della Repubblica delle Molucche è invece un problema storico aperto. Morto il primo presidente Chris Soumokil, giustiziato dalle autorità indonesiane nel 1966, e dopo l’abbandono da parte dei Paesi Bassi, della Republik si sono avvicendati tre presidenti in esilio. Capi di un “non-stato” che rimane parte dell’Organizzazione dei Popoli e delle Nazioni non Rappresentati.


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