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CULTURE

La fragile bellezza di Günther Förg

Ultimi giorni allo Stedelijk per visitare la retrospettiva sul poliedrico artista tedesco

di Giuseppe Menditto

Passeggiando per le vie di Rotterdam, vi sarà capitato di imbattervi in un enorme stele bronzea e uno stretto varco simile a un monolite composto da lucidi cubi di marmo neri (Tor und Stele, 1994). Oppure nel cuore di Neuchâtel, cittadina svizzera sull’omonimo lago, ancora una scultura (L’Horrible, 2007) di un vivace arancione che richiama il telaio di una porta finestra. 

Sono entrambe opere di Günther Förg (1952-2013), poliedrico artista tedesco – pittore, scultore, fotografo e graphic designer – scomparso cinque anni fa. Dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Monaco, Förg ha insegnato prima alla Staatliche Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe e poi di nuovo a Monaco di Baviera. La sua prima personale risale al 1980, nel 1984 partecipò all’esibizione von hier aus – Zwei Monate neue deutsche Kunst in Düsseldorf e nel 1992 a Documenta IX, la grande mostra di arte contemporanea svoltasi a Kassel sotto la direzione artistica del belga Jan Hoet.

Per ricordare la sua figura, lo Stedelijk Museum di Amsterdam ha organizzato un’importante panoramica sul lavoro dell’artista.  Günther Förg: A Fragile Beauty ripercorre la ricerca e la critica rigorosa di un creativo ribelle ai canoni dell’arte moderna.

Förg era guidato da un desiderio illimitato di libertà e da una certa predisposizione per la sperimentazione, ispirandosi ai grandi artisti del passato sia ai suoi contemporanei. Unendo discipline e abilità differenti, ha lavorato con un’ampia varietà di materiali, dal bronzo al piombo, dal gesso al vetro. Negli spazi espositivi dove ha esposto, anche l’architettura dei luoghi è stata assimilata dalle sue opere: porte e finestre delle diverse gallerie sono fagocitate dal flusso creativo e rielaborate artisticamente.

Tra le opere esposte allo Stedelijk figurano i primi dipinti monocromatici di Förg, insieme ai suoi studi sul colore, alle fotografie con soggetti architettonici e alle sculture. 

A lungo si è cercato di inquadrarlo in un movimento o in un altro: considerato inizialmente un postmodernista, è stato in seguito visto come un epigono espressionista. Ma Förg era un artista riluttante ad ogni categorizzazione e la sua fragile bellezza vuole proprio restituire il suo sforzo continuo di trascendere i confini.

Günther Förg: A Fragile Beauty è organizzato in collaborazione con il Dallas Museum of Art, l’Estate Günther Förg Suisse, l’International Collector Circle and Curator Circle of the Stedelijk Museum Fund, la Fundación Almine e Bernard Ruiz-Picasso para el Arte e il Goethe-Institut Niederlande.

La mostra sarà ancora visitabile fino a domenica 14 ottobre.

 


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