In un pezzo su Volkskrant a firma della storica Marjolein Quené, si solleva il problema del settore finanziario e di come sia assente dai programmi dei partiti per le prossime elezioni; un po’ come se nessuno avesse qualcosa da dire: “Per coloro che non ci lavorano, il settore finanziario è un territorio in gran parte sconosciuto. È un peccato, determina la nostra economia quotidiana”. Come ricorda la Quenè, la finanza si è trasformata da  “fornitore di servizi all’economia reale e agli obiettivi sociali, a settore dominante e redditizio. I politici non lo controllano più, come dimostrano i manifesti elettorali del marzo 2021″.

In particolare un punto, preoccupa la storica: “Finché questo settore potrà andare per la sua strada, è improbabile che la disuguaglianza sociale diminuirà, i problemi climatici saranno affrontati o avranno luogo i necessari investimenti pubblici”. Il processo, in chiave storica, è iniziato 40 anni fa, quando l’equilibrio tra la finanza che alimenta la società reale e la società reale stessa è saltato: “oltre alle banche, è emerso un intero settore del sistema bancario ombra, costituito da società finanziarie, fondi azionari, trust e fondi di investimento. Inoltre, è cresciuto anche il settore assicurativo, pensionistico e immobiliare e sta emergendo il settore fintech.

“La legislazione, le regole contabili e le istituzioni sono cambiate senza molto dibattito pubblico. A volte la legislazione veniva adattata alla realtà che si era creata. Le regole di rendicontazione finanziaria sono state silenziosamente modificate, attraverso l’adeguamento dell’Unione europea alle regole statunitensi. Quale politico, dirigente sindacale o funzionario pubblico è stato in grado di prevedere le conseguenze?”, si chiede la Quenè.

“Le parole sono le stesse: le banche sono ancora fornitrici di capitali per le imprese e prestano ancora. Ma il loro modello di guadagno si è spostato fondamentalmente verso prodotti finanziari speculativi e credito non produttivo. Le richieste degli azionisti delle banche ora determinano la politica, non l’affidabilità creditizia dei mutuatari”.

Il problema è che il settore finanziario sfugge al controllo sociale e spesso prosegue nel perpetrare attività illecite o indesiderabili. Questa situazione, dice la storica, si è creata perché i politici non hanno resistito alla pressione del settore finanziario: speculazione edilizia, barriere contro acquisizioni e fusioni, partecipazione dei dipendenti agli utili sarebbero misure correttive auspicabili. E sarebbero tante altre ma a giudicare dai programmi elettorali, l’interesse dei partiti in questo senso non sarebbe affatto grande: il VVD, ad esempio, probabile vincitore delle prossime elezioni e partito del premier sostiene l’UE dei mercati di capitali “Questo è il tappeto rosso per rendimenti più elevati per il settore finanziario, a spese dei residenti che devono recuperare questi debiti. Altri partiti non dicono nulla su questo. Chi tace acconsente?”