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Nella notte tra sabato e domenica, cinquecento amanti della dance si sono potuti scatenare di nuovo al Club Shelter di Amsterdam Noord, come parte di un esperimento Fieldlab.

Per i partecipanti è stata una notte priva di misure restrittive. Per i lavoratori del settore, così duramente colpito, un raggio di speranza.

“All’inizio pensavo che la situazione non sarebbe durata più di qualche mese, ma poi è stata una grande delusione”, dice Thomas Vandewalle, 34 anni. Il produce, nato in Belgio, è arrivato ad Amsterdam 14 anni fa per i suoi studi, ma  si è innamorato della città ed è “rimasto nei paraggi”. Prima del coronavirus gestiva eventi settimanali in tutta la città; adesso, per la prima volta dallo scoppio della pandemia, può di nuovo organizzare una festa.

Il 32enne, produttore e DJ, Nilz Pronk, alias Prunk, ha potuto esibirsi alla festa Go!, dopo l’omonimo singolo di Moby. Pronk ha perso molti guadagni, ma è stato in grado di compensarne in parte, vendendo musica tramite la sua etichetta musicale PIV.

Pronk e Vandewalle ammettono entrambi che molti colleghi sono stati costretti a lasciare il settore. “Molti talenti che riuscivano a malapena a sbarcare il lunario sono andati a fare qualcos’altro”, dice Pronk. Vandewalle sente sempre più spesso (ex) colleghi che sono stati licenziati o che hanno trovato un altro lavoro.

Nella coda davanti al club sabato scorso la tensione era palpabile. Una donna dice ai suoi amici di sentirsi nervosa. Un uomo un po’ più avanti confida ai suoi amici di doversi di nuovo abituare a vedere tanta gente insieme. All’interno, la maggior parte delle persone, che si sono sottoposte a un test rapido per poter entrare, non lo notano più. Se le serate nei club iniziavano solo dopo mezzanotte, ora l’adrenalina è al massimo già intorno alle undici. Ogni minuto sembra contare per rifarsi del tempo perso.