La donna che a maggio, quando era incinta, fu scaraventata a terra durante un arresto in un centro di accoglienza per richiedenti asilo (AZC) di Zeist ha presentato denuncia contro gli agenti coinvolti. Secondo il suo avvocato, le accuse riguardano tentate lesioni gravi, lesioni personali e violazione delle norme sull’uso della forza da parte della polizia.
L’episodio risale alla sera di martedì 19 maggio, quando gli agenti intervennero presso il centro di accoglienza di Kampweg in seguito a una segnalazione di minacce e danneggiamenti. Secondo la polizia, il marito della donna avrebbe avuto con sé un coltello.
Le autorità sostengono che la donna non abbia obbedito a ripetuti ordini di allontanarsi: a quel punto uno degli agenti l’ha afferrata per un braccio e l’ha spinta con forza di lato, facendola cadere a terra.
L’agente coinvolto ha successivamente dichiarato che avrebbe agito diversamente se avesse saputo che la donna era incinta. Secondo il legale della vittima, dopo l’incidente la donna ha avuto contrazioni premature ed è rimasta traumatizzata.
L’avvocato contesta inoltre la ricostruzione fornita dalla polizia sul presunto coltello: si sarebbe trattato in realtà di un pelapatate, che non era in possesso né della donna né del marito. Le immagini dell’arresto hanno suscitato grande indignazione nei Paesi Bassi e hanno attirato l’attenzione dei media internazionali.
La polizia ha concluso che il ricorso alla forza fosse necessario nelle circostanze, ma non ha voluto esprimersi sul fatto che sia stato eseguito nel pieno rispetto delle procedure.







