OSeveno, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il Regno Unito avrebbe indagato e il sistema giudiziario si sarebbe assunto la responsabilità di analizzare le accuse di crimini di guerra in Iraq anche se nessun colpevole è stato, poi, processato. Sono queste le conclusioni che hanno portato la procuratrice dell’ICC Fatou Bensouda ad archiviare il caso contro il Regno Unito.

Il procedimento, che si riferisce ai fatti avvenuti in seguito all’invasione dell’Iraq nel 2003, è stato già archiviato nel 2014 e in seguito riaperto. Nel comunicato stampa dell’ICC, tuttavia, viene sottolineato che le richieste dell’accusa sarebbero tutt’altro che campate in aria: “L’Ufficio ha precedentemente riscontrato, e oggi confermato, che esiste una base ragionevole per ritenere che i membri delle forze armate britanniche abbiano commesso crimini di guerra, omicidi volontari, torture, trattamenti disumani / crudeli, oltraggi alla dignità personale e stupro e / o altre forme di violenza sessuale.

L’Ufficio ha identificato un numero limitato di incidenti per giungere a questa determinazione che, sebbene non esaustiva, corrispondere alle più gravi accuse di violenza contro persone detenute nel Regno Unito.”

Tuttavia, pur riconoscendo elementi concreti alla base delle denunce, e avendo riscontrato che il meccanismo messo in piedi dal Regno Unito non ha condotto ad alcun processo contro i militari, la Corte dell’Aia ha deciso di archiviare il caso.

“La domanda per il mio ufficio era se le successive indagini condotte dalle autorità britanniche fossero autentiche o se esistessero prove che i potenziali autori erano stati protetti dalla giustizia penale. L’Ufficio riconosce gli sforzi compiuti dalle autorità britanniche, anche se in una fase successiva, nella definizione di meccanismi specifici per affrontare queste accuse, e le risorse pertinenti destinate alle indagini sulle accuse”, scrive l’ICC.

“Tuttavia, l’esito del processo nazionale lungo più di dieci anni, che ha comportato l’esame di migliaia di accuse, ha portato a non presentare un solo caso a giudizio fino ad oggi: un risultato che ha privato le vittime della giustizia. Sebbene una manciata di casi sia finita a giudizio,  il procedimento è stato respinto per motivi probatori e / o di interesse pubblico / di servizio”, ha concluso la Corte.