I sindaci di Amsterdam e Rotterdam, in un’accorata lettera di qualche giorno fa’ al governo dove denunciavano la situazione della criminalità nei Paesi Bassi parlavano di una “deriva italiana” in Olanda. L’accostamento non è piaciuto a Miriam Frosi, consigliera comunale italo-olandese di Eindhoven che ha pubblicato sul quotidiano ED un pezzo di opinione.

“Un confronto del genere mi ha ferito molto come italiana e come olandese (ho la doppia nazionalità). Mi fa male come italiana perché [quelle parole n.d.r.] ignorano gli sforzi degli ultimi 30 anni della politica e della società civile italiana che hanno portato ad arresti di boss, sequestri di beni e un cambiamento culturale nel paese in cui sono nata. Mi fa male come olandese perché a Eindhoven, la municipalità di cui sono consigliera comunale, e nel Brabante, la violenza delle bande, i laboratori di droghe sintetiche e le piantagioni illegali di cannabis sono un problema che ci preoccupa quasi ogni giorno […] Quello di cui abbiamo bisogno sono modelli positivi a cui guardare, non usare lo spettro di un passato oscuro – in questo caso l’Italia – come strumento per adattarlo a una realtà totalmente diversa oggi”, dice la Frosi.

” La mia patria di nascita ha subito in passato un tremendo trauma culturale a causa della mafia, ma oggi si possono vedere i frutti di un enorme lavoro svolto da almeno due generazioni di politici onesti e cittadini coraggiosi. Purtroppo la mafia esiste ancora, ma la violenza nelle strade e il controllo del territorio sono stati fortemente erosi. Vorrei che quel risultato arrivasse anche qui, nell’altro mio Paese, che ora soffre. In Europa è meglio imparare dalle reciproche politiche invece di puntare il dito l’uno contro l’altro. Vorrei che il governo nazionale riconoscesse senza esitazione la crisi in corso, ma senza utilizzare stereotipi o cliché rafforzati dai film: questo non è ‘uno scenario italiano’ ma uno scenario olandese”, ha concluso la Frosi.