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La clinica olandese che cura la dipendenza dal gioco

La dipendenza dal gioco, così come quella dai social media, è un problema reale e crescente. L’anno scorso, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha elencato e definito come una condizione. Tuttavia, secondo Sarah Marsh del The Guardian, non esistono molte strutture che prendono in cura i giovani afflitti da questo problema.

La clinica olandese Yes We Can, infatti, è l’unico centro europeo che accoglie ragazzi con questa condizione. Dopo aver curato 30 persone nel 2016 e 90 nel 2018, la clinica si è fatta un nome e ha iniziato ad accogliere persone da tutta Europa. In particolare dal Regno Unito, dove non ci sono strutture che si occupano di persone con problemi di gioco.

Come spiega Tom, un diciassettenne britannico dipendente dal suo computer, “il sostegno in Gran Bretagna non è grande. Non conosco riabilitazioni specifiche per persone della mia età”.

Così la clinica, che inizialmente trattava solo cittadini olandesi, nel 2017 ha aperto una struttura internazionale per circa 24 adolescenti e giovani adulti stranieri.

Il costo di una stanza è di 64.000 euro. Oltre al programma di 10 settimane c’è anche un programma opzionale di quattro settimane di ‘aftercare’, che costa 16.000 euro. I residenti olandesi sono pagati dalle autorità locali o dalle compagnie di assicurazione, mentre la maggior parte degli ospiti internazionali sono autofinanziati.

Inoltre, chi si reca in clinica non può avere con sé telefoni cellulari, computer portatili o iPod. La nicotina è l’unica sostanza che crea dipendenza consentita e non sono ammessi caffè o bevande gassate. Non c’è contatto con la famiglia per le prime cinque settimane, dopodiché i genitori sono invitati a una settimana di legame.

“Sono cambiato nel corso del programma, lentamente ma inesorabilmente. All’inizio ero super ansioso e non potevo parlare con nessuno, ma lentamente ho iniziato ad aprirmi sul mio passato e a capire le cose”, afferma Tom, che conclude “è un peccato che i centri come questo siano costosi, e che la maggior parte delle persone non possa entrarci”.

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