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Dall’invasione russa dell’Ucraina, la chiesa russa di Amsterdam si è trovata in una delicata situazione: entrare in politica, prendendo una posizione sul conflitto?

La questione non è irrilevante, dal momento che il mondo ortodosso ucraino ha subito uno scisma nel 2019, considerata come la più “grande serparazione tra cristiani dal 1054”. La chiesa ucraina “scissionista” OKU, insomma, aveva ottenuto la benedizione dall’arcivescovo di Costantinopoli, Bartolomeo I (leader spirituale dei 260 milioni di fedeli ortodossi nel mondo) ha dato vita ad una scissione che ha fatto infuriare la Chiesa ortodossa di Mosca, della quale era parte in precedenza.   L’altra chiesa, UOK è indipendente ma all’interno della chiesa russa.

In un sermone tenuto un paio di giorni dopo l’inizio del conflitto, il patriarca Kirill (massima autorità religiosa della chiesa di Mosca) se l’era presa con le “forze straniere” che avrebbero diviso Russia e Ucraina. Kirill, vicinissimo al Cremlino, non ha neanche parlato di guerra, definendo l’invasione “gli eventi”.

La parrocchia di San Nicola ad Amsterdam, al contrario, non è rimasta in silenzio: “abbiamo espresso il nostro shock per l’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate della Federazione Russa. Vedendo l’estrema violenza, distruzione e sofferenza della popolazione ucraina, la nostra comunità ha lanciato una campagna umanitaria in assistenza ai rifugiati”, si legge in un comunicato dove viene utilizzata senza remore la parola “invasione”. “Noi come clero abbiamo firmato un appello al patriarca Kirill affinché rompesse il suo silenzio sul conflitto e si faccia avanti con le autorità per la pace”. Ma il comunicato non si ferma qui: “Oggi il patriarca Kirill ha parlato della guerra. In una lettera e ha offerto una preghiera per la pace che pone come unica responsabilità la guerra con le potenze straniere (“Rimprovera le nazioni straniere che bramano la guerra e che si armano contro la santa Russia”).

Prendiamo le distanze dalla narrazione del patriarca. Alla luce di quanto sopra non menzioneremo più il nome del Patriarca Kirill nelle messe. In tal modo, ci allineiamo al clero ortodosso dell’Ucraina, che in numero sempre maggiore cessa di commemorare il patriarca”, dice la parrocchia.

Tuttavia, la Chiesa di Amsterdam chiarisce che non lascerà il Patriarcato di Mosca: “Sebbene abbiamo sospeso la commemorazione del patriarca Kirill, continuiamo a commemorare l’arcivescovo Elisey nei nostri servizi come nostro vescovo diocesano”, si legge ancora. La Chiesa di Amsterdam ricorda che “nel 1927 il Patriarcato di Mosca dichiarò la sua fedeltà allo stato bolscevico, il clero sia in Russia (come il santo arcivescovo Afanasiy Sakharov) che in esilio sospese la commemorazione. Nessuno di loro vedeva questo [gesto] come un passo per lasciare la Chiesa”.