di Massimiliano Sfregola

 

La settimana passata si è conclusa la nostra seconda campagna di crowdfunding. Non è la nostra prima esperienza, ne avevamo già condotto una informale a fine 2015 ma quest’anno abbiamo deciso di fare un piccolo passo avanti e tentare di strutturare una campagna su una piattaforma.

Abbiamo scelto Produzioni dal Basso perchè si tratta, a sua volta, di un progetto indipendente che ha ospitato diversi interessanti lavori come il libro del giornalista Gabriele Del Grande e la campagna di Dinamopress, un portale italiano di informazione.

Cominciamo con qualche dato: la campagna è durata 4 mesi, o 120 giorni, portando nelle nostre casse 2.024e garantiti dal supporto dei nostri 59 sostenitori/azionisti. A loro va il nostro primo grazie perchè indipendentemente dalle somme donate hanno dimostrato di credere in ciò che facciamo, senza bisogno che promettessimo gadget o altro. Per noi la sfida era questa: riusciremo a farci apprezzare solo per come siamo e per ciò che pubblichiamo? Riusciremo sul web, dove gattini, gossip e odio fanno fare numeri mentre il giornalismo puro no, a ritagliarci una nicchia?

Stando agli oltre 2mila euro raccolti, all’incremento esponenziale del traffico sul sito da settembre a oggi, dall’incremento di interazione sulla nostra pagina FB e dall’incremento di utenti che hanno deciso di sostenerci per offrire “una mano” (grafica, video, foto o collaborazioni) possiamo dire che la campagna è stata un successo.

Cercare di raccontare un altro Paese ai “nuovi cittadini” di quel Paese non è un’idea originale: la stampa della vecchia emigrazione italiana fa già da molto tempo questo lavoro, con più mezzi e certamente più seguito di un piccolo sito gestito da una manciata di persone armate solo di conoscenza, curiosità e buona volontà. Ma ciò che proponiamo noi non è la versione 2.0 della stampa per la comunità italiana ma un progetto nuovissimo e ancora in fase sperimentale: pensiamo di avere la competenza, l’esperienza e la determinazione per aiutare la stampa italiana in Italia a rigenerarsi, diventando un esempio e uno spunto magari proprio dall’Olanda.

Non abbiamo editori e non abbiamo pubblicità perchè in questa prima fase di 31mag ci siamo focalizzati sul format e soprattutto sul far sopravvivere un’entità fragile come un’azienda editoriale.

La somma raccolta con la nostra campagna sarà sufficiente, forse, per un mese o due ma non è questo il punto: abbiamo un obbligo verso i 59 che hanno deciso di sostenerci e verso chi ci sostiene quotidianamente gestendo il nostro sito, disegnando le grafiche, girando i video che vedete e condividete, realizzando animazioni, infografiche, ricerche, gestendo comunicazione e promozione.

31mag è una macchina complessa e la nostra missione è farla camminare da sola. Nei prossimi mesi sperimenteremo nuove forme di finanziamento, inclusa la creazione di sezioni riservate del sito con contenuti a pagamento e di forme non invasive di pubblicità, partnership con altri piccoli media e rafforzamento della pagina internazionale -per parlare ad una comunità più vasta di quella italiana-.

Soprattutto cercheremo di ripartire dai nostri 59 azionisti (non nel senso finanziario del termine) per creare una comunità di lettori/fruitori e sostenitori (quindi “azionisti”) del nostro portale.

Abbiamo tutti una grande opportunità con 31mag, liberi dalle assurde regole italiane che hanno soffocato il giornalismo (leggi Ordine) e soprattutto liberi dagli schemi stanchi e ripetitivi che regolano l’informazione del Bel Paese: qui sperimentiamo, parliamo di Europa (dal cuore dell’Europa) e di mondo, di cultura e intermcultura e soprattutto lo facciamo dal basso. Senza scordare, tuttavia, che il giornalismo è una professione con le sue regole e i suoi codici ma aperta e circolare, non chiusa ed autoreferenziale.

Ripartiamo allora dai 59 azionisti della campagna, dai tanti azionisti-volontari che ci supportano con il loro lavoro e da chi si aggiungerà dopo.