Source pic: Openbaar Ministerie

Il container con strumenti di tortura in cui le persone rapite potevano essere rinchiuse e torturate non erano mai state destinate ad essere utilizzate ma avevano solo lo scopo di terrorizzare il cliente, ha detto agli inquirenti Robin O. il principale sospetto nel caso che ha scioccato mezzo mondo. Secondo  il Pubblico Ministero, il cliente che ha commissionato la costruzione del complesso di tortura è lo spacciatore di 48 anni Roger P. alias Piet Costa, dice NOS.

Un altro sospetto ha anche dichiarato alla corte che i containers erano per il “teatro”: fingevano di fare ogni genere di cose ma non avrebbero mai avuto intenzione di utilizzare la camera delle torture. Gli avvocati di altri due imputati hanno sottolineato nella prima udienza preliminare in tribunale che i loro clienti hanno svolto solo alcuni lavori di rifinitura ma non avevano idea della destinazione d’uso.

Gli avvocati della difesa, inoltre, se la sono presa con la polizia: gli agenti sapevano che non c’era nessuno perchè hanno tenuto il sito sotto ossevazione per settimane. Quindi sapevano ciò che avrebbero trovato ma hanno comunque preferito fare un’irruzione da film.

Catene, bisturi, manette e poltrona per immobilizzare le vittime durante le torture: questa è la scena raccapricciante che gli scatti dei poliziotti hanno immortalato nei container. Il processo ai sei indiziati inizia oggi.

Ma il PM non crede alla loro versione: secondo lui, la camera di tortura c’era per davvero.  La polizia sospetta che i criminali volessero usare i container per torturare i loro rivali.