Aggiornamento: I° luglio 2021

Anche questo primo luglio, arriva per l’Olanda l’appuntamento con la sua storia; quella politica e sociale, la cui immagine è stata riverniciata dalla trasgressione e dai colori degli esperimenti sociali del periodo post-coloniale nascondendo bene il periodo buio della tratta degli schiavi, dell’Impero e della ricchezza costruita nel Secolo d’oro con i traffici della Compagnia delle Indie Orientali (VOC).

Il primo luglio, come ogni primo luglio dal 1863, nei Paesi Bassi si commemora il Keti Koti, (che in Sranantongo, una lingua creola con base l’olandese, vuol dire “catene spezzate”) in ricordo dell’abolizione della schiavitù in Suriname e nelle Antille;  una celebrazione a lungo quasi ignorata dagli olandesi ma forte e sentita nelle comunità che hanno legato la propria storia all’antico Regno d’Olanda.

Quest’anno, la celebrazione assume toni particolari: la sindaca di Amsterdam, dopo una lunga discussione con le autorità politiche cittadine e un’indagine indipendente sul ruolo della città nella schiavitù e nella tratta di esseri umani, porgerà le scuse per il coinvolgimento della capitale in quella pagina buia della storia olandese. E’ poco ma molto allo stesso tempo: è la prima volta che accade in Olanda e benché il governo faccia finta di nulla (“tema divisivo” ha detto Mark Rutte), l’evento di oggi è certamente storico.

Se l’Indonesia ha lavato via per intero i segni del periodo coloniale, le Antille e soprattutto il Suriname, restano – culturalmente e linguisticamente – legati a doppio filo ad Amsterdam.

Il Suriname è l’unico paese extra-europeo dove il nederlandese è lingua ufficiale e quello che, probabilmente, porta più evidenti i segni del passato: la popolazione è costruita per intero sulle comunità di origine africana, giavanese, cinese ed indiana, discendente di schiavi, o di quei contractors che dopo il 1863 li avrebbero gradualmente rimpiazzati. Uno tra i paesi più multietnici al mondo è stato colpito, fin dagli anni ’50, da una massiccia diaspora verso l’Olanda accelerata all’indomani del colpo di stato del 1980 che ha portato al potere il futuro (ma ora ex) presidente Desi Bouterse. Sullo sfondo di questi agitati trascorsi politici, i circa 300mila surinamesi che oggi vivono nei Paesi Bassi, hanno fatto dell’appuntamento annuale del Keti Koti, tenuto da quest’anno a Museumplein dove sorge il slavernijmonumentum, un’opera costruita nel 2002 proprio per ricordare il dramma degli schiavi in Suriname, il loro “Koningsdag” .

I rapporti tra i Paesi Bassi ed i suoi territori di una volta sono quasi tiepidi. A parte le Antille (Aruba, Bonnaire e Curacao c.d. isole ABC) ed i territori “metropolitani” di St.Eustasius, St. Maarten e Saba, membri a vario titolo del Regno d’Olanda, con Indonesia e Suriname non esistono rapporti particolari. Negli ultimi anni, tuttavia, un timido riavvicinamento ha avuto luogo: il sovrano, nel 2019, si è scusato con l’Indonesia per le sofferenze inflitte durante l’operazione di “polizia” nel dopoguerra e i rapporti tra Paramaribo e Amsterdam sono stati riallacciati all’indomani dell’elezione di Chan Santokhi, successore del controverso Dèsi Bouterse.

Le scuse e il dibattito sulla società multietnica sono, forse, un modo di superare diversi goffi tentativi del passato di costruire un dialogo tra Olanda e discendenti delle ex colonie: nel 2017, durante la 150esima edizione del Keti Koti ad esempio, fu l’ennesima occasione per freddare ulteriormente  le relazioni – già difficili – tra Amsterdam e Paramaribo: il sindaco della capitale dei Paesi Bassi avrebbe voluto Michelle Obama sul palco per parlare alla comunità surinamese e giustamente in molti si chiesero: non sarebbe più corretto invitare le alte autorità del Suriname? Sarebbe stato, se non fosse che il controverso ex presidente-ex dittatore Bouterse, da poco rieletto, avevaa sul groppone una condanna in contumacia ad 11 anni di carcere per traffico internazionale di stupefacenti, emessa qualche anno fa da un tribunale olandese. Oggi, il tema è affrontato, certamente, con più attenzione di allora.

Il Suriname resta per molti olandesi solo un curioso pezzo di Sudamerica dove la gente parla nederlandese; è il Toko sotto casa (i Toko sono negozi di alimentari che vendono frutta e verdure esotiche) oppure le gang di giovani del zuid-oost di Amsterdam. Un po’ poco forse.