The Netherlands, an outsider's view.

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Keti Koti, l’abolizione della schiavitù: quella ricorrenza che l’Olanda fa finta di non ricordare



Anche questo primo luglio, arriva per l’Olanda l’appuntamento con la sua storia; quella politica e sociale, la cui immagine è stata riverniciata dalla trasgressione e dai colori degli esperimenti sociali del periodo post-coloniale nascondendo bene il periodo buio della tratta degli schiavi, dell’Impero e della ricchezza costruita nel Secolo d’oro con i traffici della Compagnia delle Indie Orientali  (Voc).

Il primo luglio, come ogni primo luglio dal 1863, nei Paesi Bassi si commemora il Keti Koti, (che in Sranantongo, una lingua creola con base l’olandese, vuol dire “catene spezzate”) in ricordo dell’abolizione della schiavitù in Suriname e nelle Antille;  una celebrazione quasi ignorata dagli olandesi ma forte e sentita nelle comunità che hanno legato la propria storia all’antico Regno d’Olanda. Se l’Indonesia ha lavato via per intero i segni del periodo coloniale, le Antille e soprattutto il Suriname, restano – culturalmente e linguisticamente – legati a doppio filo ad Amsterdam. Il Suriname è l’unico paese extra-europeo dove il nederlandese è lingua ufficiale e quello che, probabilmente, porta più evidenti i segni del passato: la popolazione è costruita per intero sulle comunità di origine africana, javanese, cinese ed indiana, discendente di schiavi, o di quei contractors che dopo il 1863 li avrebbero gradualmente rimpiazzati. Uno tra i paesi più multietnici al mondo è stato colpito, fin dagli anni ’50, da una massiccia diaspora verso l’Olanda accelerata all’indomani del colpo di stato del 1980 che ha portato al potere il futuro (ed attuale) presidente (ora eletto) Desi Bouterse. Sullo sfondo di questi agitati trascorsi politici, i circa 300mila surinamesi che oggi vivono nei Paesi Bassi, hanno fatto dell’appuntamento annuale del Keti Koti, tenuto da quest’anno a Museumpleindove sorge il slavernijmonumentum, un’opera costruita nel 2002 proprio per ricordare il dramma degli schiavi in Suriname, il loro “Koningdag” .

I rapporti tra i Paesi Bassi ed i suoi territori di una volta sono quasi nulli. A parte le Antille (Aruba, Bonnaire e Curacao c.d. isole ABC) ed i territori “metropolitani” di St.Eustasius, St. Maarten e Saba, membri a vario titolo del Regno d’Olanda con Indonesia e Suriname non esistono rapporti particolari. Anzi, a proposito di quest’ultimo, la 150esima edizione del Keti Koti è stata l’ennesima occasione per freddare ulteriormente  le relazioni – già difficili – tra Amsterdam e Paramaribo: il sindaco della capitale dei Paesi Bassi avrebbe voluto Michelle Obama sul palco per parlare alla comunità surinamese e giustamente in molti si sono chiesti: non sarebbe più corretto invitare le alte autorità del Suriname? Sarebbe stato, se non fosse che il controverso presidente-ex dittatore Bouterse, da poco rieletto, ha sul groppone una condanna in contumacia ad 11 anni di carcere per traffico internazionale di stupefacenti, emessa qualche anno fa da un tribunale olandese.

Il Suriname resta per molti olandesi solo un curioso pezzo di Sudamerica dove la gente parla nederlandese; è il Toko sotto casa (i Toko sono negozi di alimentari che vendono frutta e verdure esotiche) oppure le gang di giovani del zuid-oost, di Amsterdam. Un po’ poco forse.



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