Oggi pomeriggio ad Oosterpark, in occasione della celebrazione del Keti Koti, avrà luogo un evento storico:  la sindaca Femke Halsema si scuserà per il ruolo di Amsterdam nella schiavitù.

Nel libro “De Slavernij in Oost en West, Het Amsterdam Onderzoek”, più di quaranta ricercatori hanno concluso che Amsterdam è stata coinvolta nella schiavitù su larga scala, a livello globale e per lungo tempo.

Ad esempio, come uno degli azionisti della Sociëteit Suriname, la società che gestiva la colonia d’oltremare e inviava migliaia di africani nel paese. Amsterdam non era coinvolta solo in Suriname o Curaçao, ma anche in Indonesia, Taiwan, Sud Africa, Nord America e Brasile la città a beneficiava indirettamente dalla schiavitù. Anche i singoli sindaci hanno preso parte alla tratta.

L’inchiesta è stata vista come un preludio alle scuse formali che una maggioranza in consiglio comunale chiedeva da tempo, dice AT5. Durante il Keti Koti nel 2019, la sindaca Halsema aveva annunciato l’intenzione di porgere scuse formali già nel 2020 ma a causa della pandemia, l’evento non ha avuto luogo.

Studi simili sono stati o sono stati condotti anche a Rotterdam, L’Aia e Utrecht e le quattro maggiori città hanno chiesto al governo di fare lo stesso passo per conto dello Stato olandese e di rendere il Keti Koti, il giorno in cui si celebra l’abolizione della schiavitù, festa nazionale.

L’ex premier Roger van Boxtel espresse già 20 anni fa il suo rammarico per quelle pagine buie della storia olandese ma da allora, le scuse non sono mai arrivate. Il premier Mark Rutte, tuttavia, è contrario: i tempi non sono ancora maturi per chiedere scusa. Secondo il governo, un dibattito su questo tema potrebbe effettivamente alimentare divisioni.

Il timore, secondo molti, è che le scuse aprano la porta a richieste di risarcimento danni.