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Karadžić condannato in appello all’ergastolo

L'ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia giudicato colpevole di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità.

Radovan Karadžić, l’ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia durante la “guerra di Bosnia”, è stato condannato in appello all’ergastolo. Il Meccanismo residuale per i Tribunali Penali Internazionali (IRMCT), l’organo che ha sostituito il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY), ha giudicato Karadžić colpevole di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità.

Inasprita quindi la condanna a 40 anni, emessa nel 2016, per crimini di guerra e per il ruolo giocato nel genocidio dei musulmani bosniaci tra il 1992 e il 1995. Il “macellaio di Bosnia” come lo hanno ribattezzato i familiari delle vittime fu giudicato colpevole del massacro di Srebrenica, dell’assedio di Sarajevo e di aver tenuto in ostaggio soldati dell’UNPROFOR, la forza di protezione delle Nazioni Unite. 

Degli undici capi di imputazione, i giudici lo condannarono soltanto per dieci assolvendolo dell’accusa di genocidio in alcuni centri della Bosnia per insufficienza di prove. È stata accolta la richiesta delle vittime del massacro di Srebrenica che criticarono fortemente la sentenza del 2016, quando lo stesso Karadžić presentò ricorso definendola “ingiusta” e sostenendo che nel corso del processo, iniziato nel 2009, fossero stati violati i suoi diritti.

Immediate le reazioni.

La presidentessa croata Kolinda Grabar-Kitarovic ha commentato l’ergastolo come la sentenza sull’uomo responsabile di voler creare una “Grande Serbia”. “Il verdetto non riporterà in vita le decine di migliaia di vittime e non potrà alleviare il dolore delle loro famiglie e quello dei sopravvissuti, ma servirà da monito” ha riferito Grabar-Kitarovic al quotidiano croato Vecernji List.

Anche Nermin Niksic, presidente del Partito socialdemocratico della Bosnia ed Erzegovina (SDP BIH) ha accolto con favore la sentenza di oggi. “È un evento importante per la Bosnia e tutti i suoi cittadini, specialmente per le famiglie delle vittime di aggressione, genocidio e altri crimini di guerra commessi in Bosnia”, ha detto Niksic a Klix.ba, un sito di notizie a Sarajevo.

La Youth Initiative for Human Rights, una ONG serba, ha affermato in un comunicato stampa che la sentenza di Karadzic costringe la Serbia a riconoscere il massacro di Srebrenica come un genocidio: “La Serbia, le sue istituzioni e i suoi funzionari devono smettere di negare il genocidio di Srebrenica e relativizzare altri crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina. Finalmente dovranno prendere posizione sui massacri e rispettarne le vittime”.

Zeljko Komsic, membro croato della presidenza bosniaca, ha osservato come l’ergastolo rappresenti il minimo grado di giustizia per le vittime: “il verdetto rimarrà una testimonianza scritta e una lezione per le generazioni future che nessun crimine rimarrà impunito”.



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