L’MH17 fu abbattuto da un missile partito da un villaggio sotto controllo dei separatisti filo-russi, queste le conclusioni del JIT (Joint investigation team) a guida olandese, illustrate stasera 28 settembre, a Nieuwegein, nel corso di una conferenza stampa.

Le prove che attribuirebbero ai ribelli del Donbass la responsabilità per il lancio del missile, un Buk 9M38, sarebbero inconfutabili a detta del team di indagine.

Furiosa la reazione dell’ufficio stampa del presidente Putin che ha liquidato il rapporto come “fantasioso e approssimativo”. Ma il pool -composto da tecnici appartenenti ai Paesi delle vittime, ossia Olanda, Belgio, Malesia e Australia- che ha seguito la vicenda è invece ben convinto di quanto sarebbe venuto alla luce.

Il missile -di fabbricazione russa- sarebbe partito da Snizhne, un villaggio nel territorio dell’autoproclamata Repubblica del Donbass,transitato dall’Ucraina nelle aree contese.

A supporto di queste affermazioni ci sarebbero testimonianze, foto e altro materiale.

Ma la Russia nega qualunque tipo di coinvolgimento e definisce le conclusioni della commissione “politicizzate”. “Non credo ad una parola di quanto espresso dagli investigatori”, avrebbe detto alla RBC Leonid Slutsky, fresco di nomina come funzionario del parlamento russo per gli affari esteri.

La commissione ha quindi indicato 100 responsabili della strage, contro i quali verrà presto spiccato un mandato di cattura internazionale. Quanto lontano possa andare l’inchiesta -però- è difficile da prevedere: il Cremlino, probabilmente, rifiuterà qualunque tipo di collaborazione.