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James Baldwin, William Kelley e l’Harlem Renaissance: per riscoprire la letteratura afro-americana



Domani sera al Pantheon Boekhandel di Amsterdam Michel Krielaars, responsabile libri per NRC, modererà un incontro dedicato di classici della letteratura afroamericana insieme all’editore Toef Jaeger e la scrittrice e giornalista Dominique van Varsseveld. Questo appuntamento nasce dalle nuove traduzioni di James Baldwin, la riscoperta di William Melvin Kelley e di alcuni scrittori del cosiddetto Rinascimento di Harlem come Nella Larsen e Zora Neale Hurston.  

Negli anni venti del secolo scorso il Rinascimento di Harlem è stato il primo periodo di fioritura del movimento artistico-culturale afroamericano come esperienza collettiva, al di là delle opere dei singoli autori, grazie all’arrivo di neri americani dagli Stati Uniti del sud al nord. Il termine è nato in seguito alla pubblicazione dell’antologia di racconti The New Negro di Alain Locke nel 1925. Da lì a breve l’Harlem Renaissance non riguardò più soltanto la comunità afroamericana ma si estese a tutte le culture della diaspora africana, includendo artisti afro-caraibici delle Indie Occidentali Britanniche e intellettuali parigini provenienti dalle colonie africane e caraibiche.

Com’è nato questo movimento e quali influenze ha avuto sui successivi scrittori negli anni sessanta con autori come Baldwin e Kelley? Quali traguardi letterari ha raggiunto? Ci sono analogie tra i singoli autori o si tratta di un caleidoscopio di voci?

Nel romanzo Schutkleur (ed. orig. Passing, 1929) di Nella Larsen, una delle esponenti dell’Harlem Renaissance, due vecchie amiche si incontrano in un caffè di New York frequentato esclusivamente da bianchi. Le due afro-americane hanno intrapreso percorsi diversi di identificazione razziale e scelte di vita personali. Una si riconosce come nera e ha sposato un medico nero; l’altra passa come donna bianca e si è sposata con uomo bianco, senza rivelare la sua origine africana. Il libro esplora le loro esperienze e i dissidi quando si ritrovano adulte.

In De Maat (1962) William Kelley immagina la popolazione nera di uno degli Stati Uniti meridionali lasciare le proprie terre. L’esodo è descritto esclusivamente dal punto di vista dei restanti residenti bianchi. Il romanzo di James Baldwins Als Beale Street kon praten (1974) mostra come i pregiudizi di un agente bianco determinano il destino di un giovane uomo di colore e della sua ragazza. 

Nei loro libri, i tre autori si chiedono come sia vivere in un paese costruito sull’idea della superiorità del bianco. Durante la serata al Pantheon Boekhandel ci si interrogherà anche su quale forma letteraria, quale significato e interpretazione gli autori afroamericani dedicano ai propri lavori.

La presentazione sarà accompagnata dalle incursini poetiche di Babeth Fonchie Fotchind (1993), artista che lavora con le parole e avvocato presso il Ministero dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza.



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