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«Jade era di tutti». Così avevano detto i genitori di Jade Kops, influencer olandese morta ad aprile a 19 anni, che sui social condivideva la propria esperienza con centinaia di migliaia di follower. Dopo la sua morte sono arrivati migliaia di messaggi di cordoglio. Ma alcuni follower sono andati oltre: la famiglia ha ricevuto minacce e la polizia ha dovuto intervenire con colloqui formali per fermare alcune persone.
Secondo i genitori, alcuni follower non accettano che la famiglia non voglia avere contatti con loro. «Pensano davvero che Jade fosse di tutti», ha raccontato il padre René Kops.
Il fenomeno è legato a quello che gli studiosi chiamano relazione parasociale: un rapporto unilaterale nel quale il follower sviluppa un forte senso di familiarità con una persona famosa che, in realtà, non conosce. Con i social network questo confine è diventato ancora più sfumato, perché influencer e follower possono interagire direttamente attraverso commenti, messaggi e risposte.
La sociologa Linda Duits dell’Università di Utrecht spiega che alcuni fan arrivano a considerare l’influencer quasi come un’amica, una vicina di casa o una parente. Un coinvolgimento intenso non è necessariamente problematico. Il problema nasce quando il follower ritiene di avere dei diritti sulla persona che segue: una risposta, una fotografia, un contatto con la famiglia.
La morte di un influencer può quindi rendere particolarmente difficile distinguere tra cordoglio e intrusione.







