The Netherlands, an outsider's view.

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Italiani-consiglieri comunali a Bruxelles: portiamo diversità e la voce degli stranieri

di Miriam Viscusi

Source Cover Pic: Pietro de Matteis

 

Bruxelles è una citta dalle mille facce, sia per la sua storia lontana che per la condizione recente di capitale diplomatica europea. E la sua storia è anche, un po’, una storia italiana: la comunità tricolore in Belgio è infatti la più numerosa dopo quelle marocchina e francese: di 300mila italiani, in un Paese di 11 milioni di abitanti, 30mila vivono nella regione di Bruxelles-capitale.

Non sorprende, allora, che alcuni di loro si siano integrati tanto bene da aver scelto un impegno nella politica locale. E qualcuno di loro, grazie alla normativa che consente agli europei residenti in Stati membri diversi da quello d’origine di candidarsi nei consigli dei comuni, è stato eletto.

 

Consiglieri comunali expat

Così è capitato a Monica Frassoni, ex europarlamentare, arrivata a Bruxelles nell’87  per lavorare per la Gioventù Federalista europea. “Fare campagna elettorale locale in Belgio è stato molto divertente, mi ha permesso di conoscere meglio il Paese. Ma non mi aspettavo di essere eletta”. Per la Frassoni, l’elezione “sovranazionale” non è una novità: il suo seggio al parlamento europeo, infatti, lo conquistò da cittadina italiana nelle liste dei verdi belgi-francofoni.  Dopo quell’esperienza è stata coinvolta a livello locale da Ecolo,e oggi è presidente del consiglio comunale di Ixelles. 

Anche Benedetta de Marte, consigliera per Ecolo-Groen nella ripartizione centro di Bruxelles, non credeva di vincere le elezioni:  “Pensavo di fare una campagna di rappresentanza, invece sono finita nei primi posti della lista e ho ricevuto molti voti”. Il suo impegno è per le politiche giovanili e dell’istruzione ma le sta molto a cuore il coinvolgimento degli stranieri in politica: “Sento una forte disconnessione tra le istituzioni e la varietà di comunità presenti. Per me è molto importante, da eletta straniera, aumentare il legame fra istituzioni locali e cittadini stranieri”.

Et voilà mon deuxième serment en 6 mois comme Conseillère Communale Ecolo-Groen Bruxelles-Brussel. Cette fois-ci pour…

Pubblicato da Benedetta De Marte su Lunedì 7 settembre 2020

 

Expat e istituzioni

A Bruxelles 1000, il comune nel centro della regione, la presenza di non nativi belgi è forte. Ma essere stranieri aiuta a raggiungere gli elettori? Sicuramente aiuta a coinvolgere un gruppo più ampio: “Senza dubbio è stato il motivo che mi ha spinto a candidarmi: volevo fortemente che si coinvolgessero i tantissimi stranieri con diritto di voto.” De Marte ha svolto una campagna elettorale anche in inglese, “per raggiungere quei cittadini che ancora non conoscono francese e olandese. Qualche volta mi è capitato di usare l’italiano”.

La volontà di unire comunità differenti caratterizza anche lo spirito con cui Pietro de Matteis si è candidato nel comune di Saint Gilles: originario di Monza, dopo varie esperienze all’estero per studio e lavoro, si è trasferito a Bruxelles e ha lavorato nella Commissione Europea. “Sono convinto del federalismo europeo, ma allo stesso tempo sento la necessità di mantenere il contatto con il locale“. Molto attivo nelle associazioni locali, si è candidato nel 2018 nella lista del sindaco di Saint Gilles.

La campagna elettorale gli ha permesso di conoscere a fondo la città e la regione. “Inoltre mi ha fatto incontrare tantissimi cittadini, tra cui molti italiani, dandomi l’opportunità di conoscere la storia dell’emigrazione italiana in Belgio“.

📣 Questa è diversità! Saint-Gilles è il comune di Bruxelles che conta il maggior numero di persone di nazionalità…

Pubblicato da Pietro De Matteis su Giovedì 4 ottobre 2018

 

Le difficoltà di un percorso politico

Candidarsi in un luogo che non è il tuo di nascita comporta alcune difficoltà, come dover comprendere il sistema di voto (e quello del Belgio è particolarmente complesso) e far fronte alla stretta dipendenza fra decisioni locali e regionali. Ma è anche una grande opportunità: “Ho girato il Paese e posso dire di averlo conosciuto bene solo durante la campagna elettorale” racconta De Matteis. L’incarico non è particolarmente remunerativo nè impegnativo (“Facciamo quattro lunghe riunioni al mese”) però è un’attività stimolante. “Da consigliere vorrei connettere tutte quelle comunità di expat che vivono a Bruxelles ma non interagiscono tra di loro.”

Il ruolo di consiglieri stranieri è importante per fare da collante fra le numerose comunità presenti. “La pluralità è un valore, l’incontro di varie esperienze permette di trovare soluzioni alternative ai problemi” De Matteis, per esempio, vuole portare in consiglio l’esperienza italiana su alcuni temi come la gestione degli spazi pubblici.

Anche l’ambiente di lavoro è multiculturale: Frassoni ha quattro colleghi consiglieri non belgi, De Marte lavora con due francesi e altri colleghi di origine nordafricana. Ma la diversità è normalizzata e non è percepita come un problema: “Contano i temi. E quelli dei Verdi, in particolare, sono trasversali”, conferma la De Marte. “Non conta che io sia italiana, conta il mio impegno per le questioni pratiche del comune”, come una barriera linguistica, anche se parziale: “Ancora non parlo l’olandese, per fortuna i colleghi sono sempre disponibili a usare il francese nelle riunioni”.

Le même jour d’un autre conseil communal ce soir, Facebook me rappelle qu’il y a juste deux ans le Collège d’Ixelles et…

Pubblicato da Monica Frassoni su Giovedì 26 novembre 2020

 

Fare politica in Belgio è differente?

Cosa c’è di diverso nella prassi politica belga, rispetto a quella italiana? La risposta è unanime: “In Belgio è molto più divertente.” Il fatto che il Belgio sia diviso in comuni molto piccoli facilita l’avvicinamento alle persone; la modalità più diffusa (ed efficace) di approccio è ancora il porta a porta. “Certo, c’è anche chi non ti apre, ma generalmente è una tecnica utile per stabilire una reale prossimità con i cittadini”.

Per Frassoni ci sono delle differenze enormi a livello istituzionale. Ad esempio esiste una maggiore rigidità, in Belgio, sulle spese concesse e sulla modalità di fare campagna elettorale. “Poi, se guardo alla mia esperienza nei verdi, posso dire che la battaglia interna tra candidati della stessa lista – ancora attuale in Italia – qui è praticamente inesistente.”

Quello che potrebbe arricchire la politica belga, secondo i tre intervistati, è la presenza multiculturale. “Sono molte le storie e le esperienze di persone che provengono da tutta Europa. Queste storie possono portare valore se hanno la possibilità di essere espresse”.