La decisione dei giudici italiani di assolvere un bidello dall’accusa di molestie sessuali nei confronti di una studentessa, sostenendo che l’episodio sia durato meno di 10 secondi, ha scatenato polemiche sui social media. Su Instagram e TikTok, in particolare tra i giovani, sono state condivise video della durata di 10 secondi in cui le persone si toccano in modo intimo, utilizzando l’hashtag #10secondi. L’obiettivo è mostrare quanto possano essere lunghi 10 secondi.
L’incidente è avvenuto nell’aprile dell’anno scorso. La studentessa, all’epoca 17enne, stava salendo le scale verso una classe quando ha sentito che i suoi pantaloni scendevano e una mano le toccava le natiche sotto la biancheria intima. Quando la ragazza si è voltata, il bidello di 66 anni ha detto: “Tesoro, sai che sto scherzando”.
La Procura italiana aveva chiesto una condanna a 3,5 anni di prigione per l’uomo, che invece è stato assolto. “In Italia si osserva in certa misura una cultura del “victim blaming”: la vittima di molestie sessuali viene incolpata. Spesso si verificano assoluzioni o riduzioni di pena perché la vittima indossava una gonna corta o dei pantaloni aderenti, ad esempio”, dice il portale olandese NOS.
La corrispondente in Italia Heleen D’Haens afferma: “In Italia ci si scontra spesso con decisioni giudiziarie che non prendono del tutto sul serio questo tipo di molestie. C’è un trambusto regolare online sulle decisioni giudiziarie che non prenderebbero molto sul serio questo tipo di aggressioni. Ma il problema è che l’Italia è un paese abbastanza obsoleto in cui tutto si svolge principalmente offline. Molte persone non capiscono affatto questo clamore”.







